NOSTALGIE UNIVERSITARIE

Succede di finire assaliti da una strana nostalgia tornando in luoghi che si erano un po’ dimenticati e respirandone, quasi, l’odore. 

È successo ieri in una mattinata d’ottobre inoltrato che, a giudicare dalle temperature e dal tasso d’umidità, sembrava giugno.

 

Un impegno inderogabile come, citando una celebre battuta cinematografica, un’offerta che non si può rifiutare. Una tesi di laurea di una giovane familiare, la stessa da discutere nella facoltà dove io conclusi i miei studi universitari ormai più di trent’anni fa. 

Stavolta sono arrivato con la mia automobile ripensando che, in quel lontano 1993, non ne possedevo ancora una e giravo rigorosamente con autobus e metropolitane. Ho parcheggiato a pagamento e sono finito nello stesso bar che c’era già trent’anni fa per prendere un caffè. Non ci sono più i vecchi baristi, i nuovi sono ragazzi venuti dal sud del mondo e, probabilmente, pagati peggio di trent’anni fa. Appunto. 

La facoltà non mi è sembrata così diversa dal passato, non fosse per l’aria condizionata o per qualche aggiunta di dispositivi di sicurezza con tanto di guardiano alla porta. Ho osservato i visi di studenti e studentesse privi, ancora, dei segni del tempo; studiano con tablet e computer portatili, io feci la mia tesi di laurea avvalendomi, ancora, di supporti cartacei. 

E sono così finito con la memoria a ripensare a quel lontano 1993, un anno che ha dato il titolo anche a una fortunata serie televisiva. Pensa un po’. Eravamo nel pieno di ‘tangentopoli’ e, finalmente, ci dicevamo che non saremmo morti democristiani. Ma, come dice il vecchio saggio, al peggio non c’è mai fine e, infatti, arrivò Silvione e, in seguito, i suoi sottoprodotti politici con i quali, purtroppo, facciamo ancora i conti quotidianamente. 

Discussi la mia tesi nel 1993 ed era di luglio. Faceva caldo ma era normale e non come ieri che sembrava di stare in estate e si sudava a star fermi. Con tanti pensieri e un velo di malinconia per il tempo che fu e per la vita che, in fondo, scorre così velocemente. Ma, questo, già ce lo sapevo o, almeno, dovevo saperlo in quel lontano 1993, anno fatale per le sorti della cosiddetta ‘prima repubblica’ ma nel quale, forse, esistevano ancora le mezze stagioni. O anche no, chissà. E, comunque, la nostalgia è una brutta bestia e ci vogliono giorni per scacciarla via. 

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