UCCELLI

Leggo qualcosa in merito ai sedici migranti, provenienza Egitto e Bangladesh. (de)portati in Albania su una nave che, almeno così sembrerebbe, era piuttosto comoda e spaziosa. 

Sosteranno in un centro cosiddetto di accoglienza e rimpatrio in attesa di essere rimandati al loro paese. Che tornassero a casa loro! Ecco.

 

Ora, oltra questa disumana pratica di tradurre i migranti sbarcati sulle coste italiane in Albania che fa pensare, anche, a una nuova forma di colonialismo a decenni e decenni di distanza da Galeazzo Ciano, rifletto su altre questioni comunque non minimali. 

Ora, pe’ nun sapè né legge né scrive, mi domando e dico, ma questi sedici poveracci cosa hanno fatto? Nulla di che, hanno attraversato un confine, quello italiano, senza avere i documenti in regola. Ecco, passare un confine, una frontiera, può rappresentare una violazione così grave da giustificare un trattamento come quello subito da questi uomini. Addirittura imbarcati per l’Albania prima di essere rimandati nei loro paesi di provenienza, considerati ‘sicuri’. 

E, allora, il problema è proprio quello dei confini, delle frontiere e degli Stati. Tutta roba che siamo, ormai, abituati a considerare insita in un ordine quasi naturale delle cose. Ma che di naturale non ha proprio nulla. Del resto gli uccelli migrano continuamente e volano sbattendosi di frontiere e confini e senza la necessità di mostrare documenti a qualcuno vestito con giacche e bottoni dorati. A bientot.

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