ALBANIA

La storia è nota. Sedici migranti provenienti da Egitto e Bangla Desh vengono caricati su una nave per essere trasferiti in un centro di permanenza e rimpatrio nuovo di zecca, costruito in Albania a seguito di un cinico accordo tra due governi, quello italiano e, appunto, quello del paese delle aquile guidato dal socialista Edi Rama.

Poi, quattro di questi poveracci, minori e soggetti fragili, vengono subito rimandati indietro. Gli altri dodici restano in attesa delle decisioni di un Tribunale che deve pronunciarsi sulla legittimità del loro trasferimento in Albania. Niente da fare, il giudice stabilisce che i dodici poveracci provengono da paesi ‘non sicuri’, ovvero dove vengono violati diritti umani, in ossequio a una lista stilata da un organismo europeo. I dodici, quindi, tornano indietro, si scatena un vorticoso giro di barzellette e vignette che girano sui social e dintorni; in sintesi il governo di mostri e fascisti guidato dalla camerata Meloni fa l’ennesima figura di cacca. Tacendo d’altro.

A questo punto, faccio alcune considerazioni. Innanzitutto sul ruolo e le funzioni della magistratura che, secondo la Costituzione, applica e interpreta le leggi. Svolge una delle tre funzioni che, come insegnava già il vecchio Montesquieu, in uno stato di diritto devono essere rigorosamente distinte e separate. Che, poi, ciò avvenga sempre è tutto da dimostrare. In ogni caso, le scomposte reazioni di premier, ministri e parlamentari variamente assortiti, a seguito della richiamata decisione del nostro giudice, anzi, della nostra giudice (era una magistrata), esprimono un preciso intendimento; quello di assoggettare definitivamente l’organo giudiziario a quello esecutivo che si lega con tutti quei dispositivi processuali e penali allestiti da questo governo. Mi riferisco a tutte quelle norme entrate in vigore negli ultimi mesi o, in attesa di essere approvate, che, in ultimo, indicano quasi un doppio binario rispetto, soprattutto, alla legislazione penale; spietata per i poveracci e con chi, realmente o potenzialmente, si oppone alle politiche del governo e ai desiderata di quei padroni del vapore ai quali lo stesso esecutivo risponde, assolutamente tenera e garantista con politici corrotti, evasori, mazzettari, colletti bianchi e similari.

Tutto ciò in totale sintonia con quel manipolo di sub umani che votano per questi mostri, preoccupati per la zingarella che può sottrargli il portafoglio sulla metropolitana e non, che ne so, da politici e imprenditori tangentari che rubando a piene mani sottraggono milioni e milioni di euro a sanità. Istruzioni o  trasporti.

Tutto questo senza lasciarsi trascinare nella deriva di fare il tifo per la magistratura. Che la magistratura possa essere anche ‘politicizzata’ lo sanno bene, per esempio, militanti politici e attivisti di movimenti oggetto di vere  e proprie persecuzioni giudiziarie; si pensi, solo a titolo d’esempio, a chi lotta contro la famigerata alta velocità in Val di Susa. Insomma, non dobbiamo credere che i magistrati ci salveranno da questi mostri attualmente al governo o che la legge sia sempre uguale per tutti. E, inoltre, bisognerebbe evitare di ridurre qualsiasi vicenda politica e sociale al rango di questione meramente giudiziaria.

La deportazione di poveri migranti in Albania è una criminale infamia; così come un’infamia fu commessa da quel pezzo di ministro – Matteo Salvini – quando costrinse centinaia di disperati a sostare per ore su una nave dopo un viaggio lungo e massacrante. Questi soggetti, per conto mio, sono già condannati anche prima che un Tribunale si pronunci o emetta sentenza.

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