IL TALLONE DI FERRO di Jack London

Seguendo il suggerimento (consigli non mi piace né darne, né riceverne) di un amico, lettore compulsivo di libri, mi sono buttato su Jack London. Potresti leggere qualcosa di Jack London, ecco, così mi disse il citato amico circa un mesetto fa e, io, presi la cosa alla lettera. Scartati i libri giù letti del suddetto autore, quindi, ‘Martin Eden’ e ’Il richiamo della foresta’, sono finito nelle maglie di quest’altro romanzo ‘Il tallone di ferro’.

 

Un romanzo che in realtà fatico a definire, a decifrare. Nelle sue pagine, più di duecento, ci ho ritrovato i tratti del saggio di economia e politica, il romanzo distopico, una prima parte nella quale si parla tanto e sembra accadere poco, una seconda che, invece, racconta un turbinio incessante di eventi. 

Siamo nell’anno 419 della Fratellanza universale, XXVI secolo dell’era volgare, quando uno storico assai attento e raffinato ritrova il diario di Avis, moglie del militante rivoluzionario Ernest Everhard. Ernest, peraltro, nome impegnativo che ispirò, non a caso, quello di un certo Che Guevara. 

Ora, la nostra Avis è una rampolla della buona borghesia ma il suo punto di vista sul mondo cambia radicalmente quando conosce Ernest e prende coscienza di tutte le barbarie e gli orrori derivanti da una società basata fondamentalmente sul profitto e sull’accumulazione di capitale. 

Nel romanzo si fa evidente riferimento agli anni dell’inizio del secolo scorso quando, in particolare Stati Uniti, Messico e Cuba sono governati da un’oligarchia che ha come scopo quello di garantire gli interessi delle classi dominanti, nello specifico dei grandi monopolisti. Si racconta, quindi, la lotta di classe con tutte le sue contraddizioni, compresa quella dei contrasti tra lavoratori privilegiati (oggi diremmo garantiti) e sottoproletari in una visione che, evidentemente, sembra vedere e prevedere ciò che sarebbe accaduto in seguito. 

Tutto raccontato con una prosa assolutamente godibile e non particolarmente faticosa nella lettura. Per conto mio, meglio la prima parte rispetto alla seconda e se proprio devo inserire questo libro in una speciale classifica di quelli scritti da Jack London e da me letti, beh non posso che confermare quando dettomi a priori dal mio amico compulsivo lettore di tutto e di più. Libro assolutamente di valore ma, se devo dirla tutta, ho preferito altri romanzi dello stesso autore, in particolare ‘Martin Eden’ che, a mio parere, rappresenta il vero capolavoro dell’opera omnia di Jack London. Alla prossima lettura.  

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