CHAT

E, poi, ci sono le famigerate chat di whatsapp. Se ne parla in queste settimane anche sui giornali nelle pagine dedicate alle cronache politiche. Chat che hanno interessato eminenti personaggi della politica italiana, compresa la premier, la camerata Giorgia Meloni. Messaggi resi pubblici dalla ‘spia’ di turno e che possono provocare, addirittura, dimissioni di ministri o rimpasti di governo.

Tornando, invece, a noi comuni mortali che non sediamo in Parlamento e non abbiamo incarichi istituzionali,  risulta evidente come questi programmi di messaggeria, unitamente a tutte quelle robe che si possono fare con uno smartphone in saccoccia, hanno profondamente cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità.

Qualche sera fa mentre guardavo un film in Tv e venivo continuamente disturbato dalle vibrazioni, appunto, dello smartphone che mi avvertiva di nuovi messaggi in arrivo, riflettevo proprio su un punto; mi rimane, ormai, assai difficile guardare una qualsiasi opera cinematografica dal piccolo schermo e mentre sono in casa. Insomma, e in simili occasioni, non riesco a non distrarmi. Molto meglio il cinema dove, spesso, il telefono non prende proprio. Meglio così.

Le chat di gruppo, ecco. Generalmente vengono organizzate e costituite dall’intraprendente di turno, magari con oggetti e contenuti ben delimitati. Che ne so, per organizzare una cena, un regalo di compleanno per il festeggiato, oppure, per le trasferte della propria squadra del cuore. Poi, invece e inevitabilmente, le medesime chat vengono usate per parlare di tutto e di più. Di politica, di sport, di piccole robe offerte dalla quotidianità spicciola, del pupo che piagne e non ci fa dormire e altre varie ed eventuali. Con annessi video, screenshot e messaggi vocali. 

Personalmente, cerco di limitare la partecipazione a chat e, di tanto in tanto, faccio notare la mia assenza non comunicando per giorni e giorni e, talvolta, anche per settimane. Anche per vedere l’effetto che fa, perché in questa nostra società che ci rende sempre contattabili, visibili e pronti a comunicare qualsiasi cosa, dalla Palestina a quello che abbiamo mangiato a cena, anche il silenzio è un modo per trasmettere qualcosa. Magari un’inquietudine più o meno passeggera o una subdola ricerca di attenzione. Non sempre, peraltro, corrisposta.

E, comunque, nel tempo delle chat di whatsapp i film meglio guardarli al cinema. Possibilmente in una sala dove non c’è traccia di segnale. 

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