RASSEGNATI

Vocabolario Treccani, lettera r (erre), voce rassegnazione. Diversi significati ma, a me, ora ne interessa uno in particolare. Dice, anzi scrive, disposizione dell’animo ad accogliere senza reagire fatti che appaiono inevitabili.

 

Mi fermo qui e ripenso a questa mattina con il servizio di trasporto pubblico romano collassato più del solito a causa di un temporale notturno. Succede che piova e, in fondo, mi piace sentire il temporale di notte mentre sto sotto le coperte o guardo, insonne, un film. E, poi, c’è anche la strofa di quella canzone immortale del vecchio Antonellone, Roma capoccia. Quanto sei bella Roma quanno piove! Ma de che, verrebbe da dire. 

Roma è sempre e comunque una città faticosa; quando piove diventa assolutamente invivibile al punto che, forse, qualcuno dovrebbe prendere provvedimenti drastici tipo quelli in tempi di pandemia. Chiudere le scuole e qualche ufficio non proprio indispensabile, gli ospedali, beh, quelli no. 

Ma con tutto questo cosa c’entra la rassegnazione? Beh, c’entra eccome, perché mi chiedevo questa mattina, similmente ad altre, come sia possibile che ogni volta che Giove Pluvio manda giù qualche fulmine questa dannata città si blocchi. E com’è possibile che tutti, o quasi, accettino questa situazione come fosse un’inevitabile fatalità, come se non ci fosse nulla, ma proprio nulla, da fare. La rassegnazione di chi aspetta il treno o la metropolitana con gli occhi abbassati sullo smartphone a rispondere a messaggi o a guardare video su qualche social. La rassegnazione dei ragazzini che vanno a scuola e se la ridono. Ma che te ridi,  dovresti avere la bava alla bocca e produrre conflitto sociale, cazzo! Perché hai diritto a vivere e a spostarti in condizioni decenti e dignitose e perché un temporale notturno non può sempre e comunque bloccare una città. Perché ci sono i soldi per l’inutile Ponte sullo Stretto di Messina o per alimentare qualche guerra e non quelli per treni e metropolitane! 

Poi rileggo sul vocabolario Treccani quella definizione, disposizione dell’animo ad accogliere, senza reagire, fatti che appaiono inevitabili. Stretto come una sardina dentro carrozze di treni o di metropolitane a osservare il tizio vicino che trova lo spazio e la voglia di smanettare col suo smartphone. Con tanta rabbia dentro ma, almeno, con la consapevolezza di non sentirmi ancora rassegnato. Come coloro, insomma, che considerano inevitabile che un temporale notturno blocchi un’intera città. 

Commenti

Post popolari in questo blog