UN ESONERO
Ho ritrovato un vecchio articolo pubblicato parecchi anni fa sul ‘Corriere della Sera’ che trattava di uno studio fatto in Inghilterra, pagato, pensa un po’, da una società finanziaria. I tifosi pensano ‘mediamente’ alla propria squadra del cuore dodici minuti al giorno. Poi, ci sono quelli che, invece, ci pensano costantemente, una specie di chiodo fisso. Ecco, io posso dire di appartenere a questa seconda categoria. Conseguentemente, nella mia quotidiana rassegna stampa non può mancare un approfondito sguardo ad alcuni siti tematici riguardanti, evidentemente, sorti e destini dell’Associazione Sportiva Roma. Eppure anche a me può capitare di ‘bucare’ una notizia, insomma, di arrivare secondo o terzo come quell’attaccante in area di rigore che si lascia anticipare da uno scaltro difensore avversario.
È successo nella mattinata di ieri quando la sorprendente notizia dell’esonero dell’allenatore Daniele De Rossi mi è stata comunicata con un messaggino da un amico che, chiaramente, condivide questa specie di ossessione chiamata tifo.
Sulle prime ho pensato a una sorta di scherzo, forse una boutade giornalistica. E, invece, era tutto vero.
Daniele De Rossi che aveva firmato un contratto di tre anni solo pochi mesi fa è stato sollevato (si dice e si scrive così nei comunicati delle società di calcio) dal suo oneroso incarico.
Una notizia che ha messo in subbuglio tutto il mondo dei tifosi della Roma. Personalmente, e come faccio generalmente in questi casi, resto in silenzio per un po’, ascolto e, quindi, cerco di farmi un’idea.
Non ho seguito tutto lo sciocchezzaio con le fantomatiche interpretazioni e ricostruzioni di chi diceva di aver conosciuto tutta la successione degli eventi che avevano portato all’esonero di DDR da un amico che lavora a Trigoria, oppure, dal solito cugino del cognato dello zio assolutamente ben informato. Ricostruzioni che raccontavano di furiose litigate tra De Rossi la dirigente Lina Soloukou che, al di là delle sue incertezze e dei suoi demeriti, nel mondo pallonaro assai virile e machista paga comunque il fatto di essere donna. O, ancora, accese discussioni tra lo stesso tecnico e alcuni calciatori, le solite storielle di giocatori viziati e strapagati che avrebbero fatto fuori l’allenatore. Insomma, una marea di cazzate.
Il reale svolgimento dell’accaduto è stato, poi, riportato da qualche cronista un po’ più serio. Si sarebbe trattato, semplicemente, di una decisione basata su valutazioni tecniche e risultati. Tutto, per conto mio, assolutamente legittimo. De Rossi iniziò assai bene la sua avventura la sua panchina della Roma dopo aver sostituito un autentico mito, José Mourinho. Tutto molto bello, come avrebbe chiosato il mitico Bruno Pizzul, fino ad aprile, alle trionfali partite di Coppa contro il Milan. Poi, improvvisamente, si è spenta la luce. Nelle ultime dodici gare ufficiali, ricomprese in due differenti stagioni calcistiche, la Roma ha vinto una sola volta e la classifica già piange amaramente.
De Rossi è una bandiera romanista, un simbolo, il secondo giocatore per numero di presenze nella storia. Ma nel calcio non esistono gli intoccabili e le scelte tecniche sono sempre legittime. Semmai, sarebbe da chiedersi chi, nella Roma, opera certe scelte. Una dirigente greca, un oscuro direttore sportivo francese, un presidente americano specializzato in macchine e film. Sembra una barzelletta e non stiamo messi proprio bene.
Per il resto, De Rossi resta un mito eterno per la Roma ma, per conto mio,
non esistono intoccabili. Con tutto il sostegno per il nuovo allenatore, Ivan
Juric, un bravo e onesto professionista. Fino al prossimo allenatore e sempre
che Dio, o chi per lui, vorrà.

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