RIMPIANTI LICEALI

Chiedimi, non se sono felice, come il titolo di un film mezzo trash di qualche anno fa, ma quali sono i rimpianti più grandi che mi porto appresso. 

Un tempo, ma tanti anni fa, avrei risposto, quello di non avere figli. C’è stato un tempo, anche sognato e che bisognava sognare (Fossati dixit), durante il quale pensavo a quanto fosse bello ed emozionante avere figli. Uno di quegli accadimenti speciali che, senza aggiungere altro, danno un senso all’intera vita delle persone. E, infatti, ne conosco tante di persone, uomini e donne, che vivono soltanto pensando al benessere dei propri pargoli, piccoli o grandi che siano.
 
Ecco, la voglia quasi la fantasia, di aver figli mi è passata intorno ai quarant’anni. Ora, io ho vissuto perennemente con l’incubo del tempo che passava e già verso i vent’anni mi sentivo un grande passato alle spalle. Come se il meglio fosse già trascorso e non riuscivo neanche a farmi coraggio ripensando a una citazione di Ennio Flaiano. Niente, insomma, e così verso i quarant’anni mi sono detto, ma basta con questa fantasia dei figli che ormai sono vecchio per cambiare pannolini o prendere in braccio il pupo (o meglio la pupa) che piange nel cuore della notte. E, poi, cominciavo a circondarmi di persone che i figli non li avevano fatti e, magari, non ci avevano neanche mai pensato. E, almeno apparentemente, stavano bene così.
 
Eliminato, quindi, il rimpianto per i figli che non ho fatto, a cos’altro posso pensare? Sicuramente, avrei potuto fare un lavoro più appagante, superare prima certi blocchi mentali ma, ognuno segue i propri percorsi ed è lento a modo suo.
 
Invece, e proprio questa mattina mentre leggevo alcuni articoli sull’imminente avvio del nuovo anno scolastico, mi tornava in testa quello che, probabilmente, è il più grande rimpianto della mia vita. Non aver frequentato il liceo classico con tutto quello che, in seguito, ne sarebbe scaturito. Dunque, non conoscere le lingue morte, non aver approfondito, con dovizia, lo studio dei filosofi antichi, moderni o contemporanei, in ultimo e, in sintesi, non possedere quelle aperture mentali che si acquisiscono meglio con studi classici. Ecco, avevo quattordici anni e, avessi scelto il liceo classico forse la mia vita sarebbe stata tutta un’altra cosa. Con o senza figli.
 

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