L'INFAME SALVINI

Pare che un pubblico ministero, in un processo in corso a Palermo, abbia chiesto sei anni di reclusione per una serie di reati, assai gravi, a carico di un imputato. Si dà il caso, poi, che non si tratti di un imputato qualsiasi. Si tratta, infatti, di un ministro della repubblica nonché, e per quel che vale, vice presidente del consiglio. Parlo, evidentemente, di Matteo Salvini che tra le attuali cariche annovera anche quella di segretario di partito e che, all’epoca dei fatti contestati da un Tribunale, era, addirittura, ministro dell’interno.

 
Ora, lo confesso, quando ho appreso la notizia della richiesta di condanna nei confronti del pessimo Salvini, ho avuto un moto di assoluto compiacimento. Non mi piacciono le galere, i tribunali e le condanne penali, tuttavia e in questo caso, posso fare eccezione. E, del resto, il personaggio in questione è uno che prova estremo godimento nel mandare la gente in galera, soprattutto se povera.

 
Poi, penso che, in fondo, il ministro, vice a coppe e anche segretario, in galera non ci finirà mai. E nemmeno ai servizi sociali come toccò a Silvione e toccherà, a breve, al vecchio Toti già presidente della Regione Liguria. Figuriamoci se un Tribunale dello Stato condannerà un ministro. Figuriamoci se condannerà un tizio che, ripeto, all’epoca dei fatti era ministro dell’interno, Significherebbe che lo Stato condannerà sé stesso e, no, questo lo trovo assai poco probabile. Ma, forse, sono solo riflessi di una sorta di sotterraneo complottismo che aleggia in fondo alla mia mente o la tentazione di non confondermi troppo con lo Stato borghese e con la sua giustizia dei tribunali.
 
E, poi, in fondo, chissenefrega se Salvini sarà condannato o meno dal Tribunale di Palermo. Basta ripensare ai fatti contestati a questo brutto ceffo senza e necessariamente inquadrarli in un’ipotesi di reato. Uno che lascia decine e decine di poveracci e disperati in mezzo al mare, senza cibo né acqua, in balia di qualsiasi evento per ottenere consenso da quel manipolo di subumani che gli va appresso forse è un imputato che merita una condanna da parte di un giudice e in base a precisi articoli del codice penale. Ma questo non lo so e, tutto sommato, non m’interessa neanche saperlo. So, invece, che comportamenti come quelli raccontati sopra indicano che il tizio in questione è semplicemente e prepotentemente un infame. E come qualsiasi infame che si rispetti (ma anche no) merita soltanto il massimo schifo e l’estremo disprezzo. Quanto a condanne e galere che ci pensassero i giudici. Certo, dovesse succedere, almeno per una volta mi rallegrerei sinceramente della sentenza di un tribunale e potrei guardare quella scritta, la legge è uguale per tutti, credendoci un po’.    
 

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