VIE DI FUGA
Penultima domenica di settembre. Mi sono svegliato ed è già una buona
notizia perché conosco, anzi conoscevo, persone che di sera si sono messe
tranquillamente a letto e, poi, le hanno ritrovate morte. Morire nel sonno,
ecco, dicono che sia, in fondo, un bel finale, senza salutare nessuno e (forse)
senza soffrire troppo.
Ma a parte queste considerazioni un po’ macabre e un po’ ironiche e
tornando alla domenica di settembre non sembra che, citando una strofa di una
strepitosa canzone di Francesco Guccini, l’estate finisca ‘più nature’. Anzi,
il cielo è leggermente velato, umidità e insetti a go go, insomma c’è quel che abbiamo imparato a descrivere come
l’anticiclone africano. Che, pare, non ci lasci più.
Non nego che anche questo meteo tutt’altro che autunnale contribuisca a
rendermi di umore assai mesto. Pensieroso, meditabondo, rifletto sulle cose che
faccio quotidianamente, su quelle che dovrò fare oggi e immagino, invece, di
stare tanto lontano che più lontano non si potrebbe.
A chi non è successo qualche volta nella vita di sognare una vita e un
destino distante da tutto e da tutti, rendersi quasi introvabili e senza che
qualcuno possa addirittura cercarti? Certo, al giorno d’oggi, sarebbe molto
difficile. Bisognerebbe staccare tutto, telefoni, computer e tutto quel che ci
connette col mondo intero. O, forse, ci da l’impressione di connetterci.
Perché, poi, scopriamo di essere molto più soli di quel che immaginiamo anche
se con un semplice messaggio possiamo sperare di chiacchierare con qualcuno.
Sempre che ci risponda e non sia in altre faccende affaccendato.
Il pensiero, la fantasia, di stare abbastanza lontano da tutto e da tutti
si ricollega, evidentemente, alla consapevolezza di proseguire con una vita
che, in fondo, mi piace poco. E che troppo spesso produce malinconie e ansia.
Ma passerà anche questa e forse anche prima di questo famigerato anticiclone
africano che, proprio, non si regge più.

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