SOGNANDO UN TEMPORALE

Di sabato dormo di più. Capita, quindi, di sognare quando la luce del giorno penetra già dalle serrande. Dunque, e riepilogando, saranno state, che ne so, le sette? Ero vestito da sportivo, maglietta, pantaloncini e scarpette da ginnastica, in attesa che arrivasse il mio avversario di tennis. Sullo sfondo, appunto, campi da tennis, un ragazzo alto giocava sempre sorridendo.

Poi, improvvisamente, il cielo si scuriva, che sarà mai pensavo, le solite quattro gocce estive che, dopo, fa più caldo di prima.

Lo pensava anche quel ragazzo alto che continuava a giocare per nulla infastidito da quelle poche e deboli gocce d’acqua.

Ma, poi, quelle gocce si trasformavano in un forte temporale e io mi rifugiavo nel bar, incerto sul mio stato d’animo. Rattristato per l’inevitabile rinvio del programmato match di tennis o rinfrancato perché questo temporalone avrebbe sicuramente portato temperature più sopportabili e mitigato la pesante umidità di quest’ennesima estate più calda della precedente in attesa di essere, tra un anno, superata dalla prossima?

Non lo saprò mai perché, e questo è il bello e il brutto dei sogni, che, quasi sempre, sono come quei film nei quali in regista si diverte a scrivere un finale aperto. Un finale che, dunque, lascia sorpresi gli spettatori che possono soltanto fare congetture senza avere alcuna certezza.

Mi piace sognare, soprattutto mi piace ricordare quel che ho sognato. Consapevole che, tutto sommato, mi sento assai banale e ordinario anche nei sogni che riproducono pensieri che teniamo in qualche angolo della memoria.

Non gioco a tennis da qualche giorno e guardo spesso le gare dei giochi olimpici di Parigi. Ecco, questo potrebbe aver determinato il sogno di questa mattina. Senza trascurare l’improvviso temporale, quasi una liberazione piovuta (è il caso di affermarlo) dall’alto!

Non piove da settimane e su questa roba abbiamo, ormai, fatto l’abitudine. Lunghe estate secche e torride senza che la questione climatica venga messa al centro dell’agenda di qualsiasi governo che si comandi. Meglio pensare alle Olimpiadi che, con quest’insopportabile storia dei medaglieri, diventano, edizione dopo edizione, sempre più una squallida rassegna di sciovinismi e nazionalismi vari. Con atleti medagliati, appunto, che cantano l’inno e mettono la mano sul cuore. Meglio i temporali estivi, anche quelli solo sognati.

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