PESSIMISMI
Qualche sera fa conversavo, più o meno amabilmente, con un amico in merito
ai futuri destini della nostra comune squadra del cuore. Ma, attenzione, non è
mia intenzione quotidiana tediare qualcuno con pronostici, previsioni, tendenze
o auspici sulla stagione pallonara appena all’alba di una lunga stagione.
Riflettevo, invece, su un’altra questione, ben più profonda e interiore. Ecco,
il mio amico è un tipo tendente, generalmente, all’ottimismo. Io, al contrario,
tendo a pessimismo che può sfociare a picchi estremi. Insomma, e in certi
momenti e situazioni, il vecchio, caro e ottimo Giacomo Leopardi potrebbe
spicciarmi casa.
Che, poi, in realtà non credo di essere un inguaribile pessimista. Mi
considero, invece, un sano realista, al più un consapevole disincantato. Ecco,
questa mi piace, il consapevole disincanto.
Che, tutto sommato, aiuta a vivere meglio, a non illudersi troppo per non
essere, eventualmente e in seguito, costretti a incassare e metabolizzare
cocenti delusioni con tutte le conseguenze emotive che possono derivarne. Una
sorta di meccanismo difensivo, si direbbe.
Ed è capitato spesso nella vita di attendere un particolare evento, un
giorno speciale con tutto il positivo e conseguente carico di aspettative. Restando, talvolta,
assai delusi. Non so, una serata che aspetti da tempo e chissà quanto ci
divertiremo… E, poi, invece, una noia mortale ed era meglio, probabilmente,
starsene a casa.
Ora il mio attuale pessimismo che io considero, tuttavia, un sano realismo
mi porta, ad esempio, a non aspettarmi molto dall’anno che verrà. Per quel che,
tutto sommato, poco o nulla dipende dalle mia azioni quotidiane e che, però,
influenza il mio umore ballerino e per tutto ciò sul quale, invece, potrei
agire profondamente con atti e gesta.
Del resto, l’allegria è faticosa e l’ottimismo è assai impegnativo perché
reca in sé il rischio dell’insuccesso se non del fallimento. Meglio il
pessimismo, allora, o, per non sembrare troppo ‘sfigati’, l’amaro e,
soprattutto, consapevole disincanto.

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