Mentre facevo zapping alla ricerca di qualche programma televisivo, mi faceva un po’ effetto trovare vuoti quei canali che, fino al giorno prima, trasmettevano le gare dei diversi sport delle Olimpiadi.
E, a proposito delle Olimpiadi, mi sono venute in mente alcune cose.
Ora e, prima di tutto, le Olimpiadi consentono di guardare sport che, poi, si dimenticano per altri quattro anni. In realtà ci sono degli sport che, sinceramente, si fanno guardare poco. Ovvero, non sono oggettivamente spettacolari almeno per chi li guarda dallo schermo di una Tv senza neanche disporre del necessario bagaglio di conoscenze e competenze. Penso alla scherma, l’atleta che va a segno colpendo regolarmente il suo avversario, bersaglio valido o no? E quando si accende la luce verde? Ci si affida, quindi, al commento dei telecronisti.
Non è facile neanche assistere a una partita di ping pong. Eppure e quanto mi piaceva giocarci tanti ma tanti anni fa che neanche ricordo o voglio ricordare!
Da inguaribile calciofilo, poi, faccio fatica anche a seguire per intero le gare degli sport di squadra, volley compreso. Troppo lunghe anche se la finale del torneo femminile vinta dall’Italia è durata meno di una partita di calcio.
Mi chiedo ormai da tempo, da diverse edizioni di questi giochi che si ripetono ogni quattro anni, che senso abbia il tifo per gli atleti del proprio paese. Noto, tuttavia, che con il trascorrere del tempo, aumentano le esibizioni di sciovinismo e nazionalismo. Metabolizzate, ormai, anche dagli atleti quasi costretti, quando si presenta la felice occasione, a cantare l’inno del proprio paese.
E, ancora, quelle classifiche del medagliere, gli annosi dilemmi se vale più il numero complessivo di medaglie, oppure, il solo numero di ori… Classifiche, in realtà, un po’ squallide.
E, proseguendo con la celebrazione dei vincitori e le critiche agli
sconfitti quasi che lo sport si riducesse esclusivamente a una questione di
successi. Il confine tra una vittoria e, appunto, un mancato successo, può
dipendere da tanti fattori e non tutti controllabili. Da qualche centesimo di
secondo o dalla bravura degli avversari. Ecco, e concludendo questo rapido giro
di riflessioni sulle Olimpiadi appena concluse, confesso di amare soprattutto
gli sconfitti. Più o meno sorridenti o piangenti e ricordando quel che diceva
José Saramago a proposito proprio della sconfitta che, a suo dire, aveva
qualcosa di positivo; non era mai definitiva. Alle prossime Olimpiadi.
Commenti
Posta un commento