CAGLIARI

Ci sono quelli che, alm
eno a parole, non sopportano proprio che il campionato di calcio vada in pausa per qualche settimana. E che, già nelle prime settimane di giugno, per nulla consolati dalle partite delle nazionali in qualche competizione europea o mondiale, manifestano tutto il loro sdegno. Ma quando si ricomincia che io già mi sono stufato di stare senza partite allo stadio?

Personalmente, invece e giù da qualche anno, benedico questa pausa estiva. Anzi, man mano che si avvicina la scadenza della prima di campionato, mi sento come da studente ai tempi della scuola. Sì, insomma, quando cominciava settembre e la pacchia delle vacanze stava irrimediabilmente per finire. Sì, certamente, poi tutto questo era accompagnato dal pensiero positivo di rivedere vecchi amici e compagni e dalla certezza che, in fondo, anche durante l’anno che stava per cominciare qualcosa di buono o, almeno, di divertente sarebbe arrivato.

Il calendario cinico e baro, oggetto di valutazioni e critiche da parte di qualsiasi tifoso complottista che si rispetti, ci propone alla prima niente di meno che la trasferta di Cagliari. Sardegna, agosto e,, quindi, mare e vacanzieri e per l’organizzazione è necessario muoversi prima possibile per evitare, almeno, di cominciare la stagione con un notevole disavanzo nel giù modesto bilancio personale.

La mitica Rjan Air ai primi di luglio, non appena sono comunicati ufficialmente date e orari delle prime tre giornate di campionato, offre ancora tariffe sostenibili.

Poi arriva il grande giorno e il campionato comincia con una sveglia anche prima dell’alba e il breve viaggio in macchina verso l’aeroporto di Ciampino in un grande raccordo anulare quasi completamente deserto e, dunque, lontano parente di quello raccontato mirabilmente dall’ottimo Corrado Guzzanti in una sua celebre e divertente parodia musicale.

Giunti a Cagliari, troviamo un clima finalmente sopportabile. Incredibile, c’è un bel venticello e neanche si suda. Insomma, l’appiccicume delle ultime settimane romane, quello almeno, ce lo siamo lasciati alle spalle.

Nonostante il cielo leggermente velato non può mancare un bagno nelle acque dell’arenile del  Poetto che rimettono al mondo e fanno riscoprire il mare dopo aver visto per giorni la pozzolana di Ostia. Senza, chiaramente, voler mancare di rispetto a nessuno.

Lo stadio quello è, ora si chiama Unipol Domus Arena ed è il terzo stadio costruito nella stessa area, quella del quartiere popolare di Sant’Elia, in attesa del quarto. Almeno così pare. La capienza dell’impianto cagliaritano è ridotta a poco più di sedicimila unità e il settore ospiti contiene, addirittura, soltanto quattrocento sedici posti. Assolutamente insufficienti per contenere la proverbiale passione del tifoso della Roma sempre pronto a rimarcare la sua presenza al seguito della sua squadra del cuore in qualsiasi periodo dell’anno. Situazione caotica inevitabile risolta come al solito ‘all’italiana’. Favorendo il trasbordo di decine o forse centinaia di tifosi romanisti verso il settore attiguo e confinante con quello riservato, appunto, agli ospiti. Nonostante il rigore manifestato nelle disposizioni diramate dai massimi organi preposti alla tutela dell’ordine pubblico in materia di limitazioni di vendita dei biglietti. Mah.

Comunque, approfitto della situazione per vedermi la partita nel più comodo settore prima indicato anche se, poi, c’è poco da vedere e tanto da soffrire. Primo tempo bruttarello, campo secco e discreto venticello, meglio il secondo tempo ma finisce, come si diceva un tempo, a reti inviolate e con tutte le recriminazioni e le parolacce del caso.

Qualche nota a margine rispetto all’insolita presenza sugli spalti di vacanzieri a vario titolo, il solito andirivieni di gente che fa, appunto, avanti e indietro col bar per prendere birre (ma perché non se vanno a un pub?), e, infine, la vivace quanto attenta disamina di stagionato compagno di ventura già noto per il suo atavico pessimismo. Che, in realtà e a giudicare da quel che si è visto nella serata cagliaritana ha, in questo caso, un certo fondamento. E’ sempre la stessa storia e se stamo a n’vecchià, conclude così il nostro la sua filippica ricordandomi, dunque, non solo gli acciacchi della Roma ma anche quelli personali conseguenti alla nostra anagrafe.

Da segnalare anche la domanda che ci viene posta dal cordialissimo gestore della casa presa in affitto del capoluogo sardo che ci chiede dopo aver appreso che il nostro soggiorno sarà il classico toccata e fuga, ma siete addetti ai lavori? Meglio sorvolare  come faceva qualche arbitro prima del VAR. 

Il campionato è iniziato senza poter dire buona la prima. Speriamo nelle prossime auspicando che non avesse ragione il maestro Mario Monicelli che sosteneva che la speranza, appunto, non era altro che una trappola per ingannare la gente.

Alla prossima.

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