TI AMO CAMPIONATO... MA ANCHE NO...
In questo fine settimana riprende il campionato di calcio. Il precedente si
era concluso nell’ultima domenica di maggio. Faceva già caldo ma non troppo,
insomma, e come si dice, tutto sommato si stava bene. Poi sono trascorse, le ho
contate bene, undici settimane. Settimane vissute senza l’assillo dello stesso
campionato di calcio, senza la necessità, quasi l’urgenza, di organizzare
viaggi o spostamenti o di mettersi d’accordo con amici o compagni di ventura
più o meno stabili od occasionali.
Confesso che, ormai e da qualche anno, mi avvicino all’inizio di un nuovo
campionato di calcio con lo stesso spirito, il medesimo animo, del tempo
durante il quale da studente aspettavo l’inizio del nuovo anno scolastico.
Quando iniziava settembre, ecco, faceva capolino qualche inevitabile malumore.
Ancora pochi e giorni e, poi, quella pacchia vacanziera sarebbe terminata.
Ricominciava la routine fatta di sveglie che suonavano, colazioni veloci, libri
e zaini, interrogazioni e compiti in classe. Certamente, l’inizio dell’anno
scolastico evocava anche qualche pensiero positivo. Rivedere compagni smarriti
per qualche mese e, perché no, anche qualche insegnante simpatico. E la
consapevolezza che pur con tutte le fatiche e le scocciature avrei vissuto,
senza alcun dubbio, qualche momento piacevole, di quelli da ricordare, magari,
per tutta la vita.
Ecco, l’inizio del campionato di calcio mi trascina questi incredibili
pensieri. Vivo ormai il calcio come una dipendenza e le partite della mia
squadra del cuore come vere e proprie sofferenze. Il divertimento per un tifoso
che vive la sua passione con la peggiore modalità ossessivo compulsiva è
tutt’altro che un piacere come ben esposto, tra gli altri, dall’ottimo Nick
Hornby nello strepitoso ‘Febbre a 90’.
In realtà sono davvero poche le cose che mi piacciono del calcio e di quel
che ci ruota intorno. Professionismo esasperato, industria del divertimento
eccetera eccetera. E sono consapevole che, quando mi sposto per assistere alle
partite della mia squadra del cuore, raramente posso imbattermi in persone o
situazioni stimolanti. Guardo il mondo dei tifosi, talvolta, accompagnato da un
profondo malessere. Osservo quelli che, come me, si fanno chilometri e
chilometri per vedere, come diceva povera nonna, undici pupazzi in mutande che
corrono dietro a un pallone. E, oltre le facili battute, riconosco che con la
stragrande maggioranza dei miei compagni di ventura di tanti fine settimana non
avrei piacere neanche a prendere un caffè.
E, allora, mi chiedo spesso perché continuare? Beh è difficile liberarsi
delle dipendenze soprattutto in età matura. E, poi e come ai tempi della
scuola, c’è sempre la convinta speranza che, in fondo, capiterà anche qualche
momento piacevole, di quelli che finiscono, di buon diritto, nell’olimpo degli
aneddoti di una vita intera. Quindi, non
resta che ricominciare questo lungo tour de force, da agosto a maggio con sole
quattro interruzioni. Meno di quando andavo a scuola.
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