PROSSIMAMENTE

Tra meno di un mese, esattamente nel fine settimana successivo al Ferragosto, inizierà il campionato di calcio. Non proprio un dettaglio per chi vive la passione per questo sport e, segnatamente, per la propria squadra del cuore come una specie di ossessione o di dipendenza. 

Da qualche anno, giunti a un certo punto della stagione, in primavera, comincio a contare i mesi o, addirittura, i giorni, meglio le partite o i turni di campionato che mancano per giungere alla fine della stagione. E immagino che giugno sia il mese più bello dell’anno. Senza lo stress delle partite, libero, finalmente, di organizzare la mia vita senza l’assillo di consultare preliminarmente il calendario delle partite della mia squadra.

 

Ecco, in questi giorni mi sono chiesto quali sono, comunque, gli aspetti positivi e quelli negativi di questa specie di dipendenza. 

Tra quelli positivi annovero senz’altro il cambiamento stagionale. Intendendo proprio le quattro stagioni e, dunque, il passaggio dall’estate all’autunno e, dunque, all’inverno. Odio il caldo, l’umidità e l’appiccicume delle giornate estive e, tale problema, tolte le prime giornate di campionato, non si pone, almeno, nel corso della stagione calcistica. 

Oltre esagerazioni e facili battute, il campionato di calcio mi offre la possibilità di spostarmi, di muovermi, di visitare luoghi e vedere gente. Insomma, di sentirmi più vivo rispetto alle giornate estive che trascorro pigramente e, per lo più, in assoluta solitudine.  

E, poi, è anche piacevole tornare a casa e brindare, più o meno metaforicamente e ricordando un celebre spot radiofonico di anni che furono, perché la propria squadra del cuore ha vinto. E rivedere gol, filmati, ripassare con la mente momenti comunque emozionanti. 

Questa passione, in fondo, ci fa invecchiare meno o, meglio, ci offre l’illusione che il tempo non passi o trascorra più lentamente. Dentro la curva siamo tutti uguali e le emozioni sono le stesse e senza differenze anagrafiche. 

Tuttavia, quest’ossessione come qualsiasi dipendenza fa male. C’è lo stress per l’organizzazione delle trasferte, l’acquisto dei biglietti delle partite, treni e aerei da prenotare con congruo anticipo per risparmiare qualcosa, giorni di ferie da programmare. E alzatacce per andare e tornare, sigarette e chewingum che, certamente, non fanno bene alla salute.

 

Trovarsi, spesso, in mezzo a persone con le quali non prenderesti neanche un caffè. Dolce, amaro o corretto non fa importanza. Avere meno tempo per dedicarsi ad attività più formative. Avere, spesso, la sensazione di buttare al cesso le proprie ore, il proprio tempo. E dover spesso declinare inviti, magari inventando qualche patetica scusa perché non sempre la motivazione, che ne so, Roma Monza in casa, potrebbe essere compresa. E, ancora, tanti soldi che se ne vanno e che, forse, potrebbero essere impiegati per qualche viaggio ben più interessante e culturale. E aver la sensazione di vivere questa passione con una dipendenza tale da sentirsi dentro un tunnel del quale non si vede alcuna luce in fondo.

 

È questo solo un rapido sunto di pensieri che affollavano la mia testa pensando a breve, tra meno di un mese, ricomincerà quella tiritera ossessiva scandita dai turni di campionato e coppa della mia squadra del cuore. Che, comunque, serve anche come strumento di distrazione che allontana riflessioni ben più profonde e inquietanti.      

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