FINALMENTE L'ALBA di Saverio Costanzo
Film ambientato nella Roma degli anni 50 e ispirato dal caso di Wilma
Montesi, una ragazza che sognava di diventare una celebre attrice e chi finì
morta, ritrovata sulla spiaggia di Torvajanica, piccolo centro del litorale
romano. La successiva e relativa inchiesta coinvolse personaggi del mondo del
cinema e, soprattutto, il figlio di un
noto esponente democristiano dell’epoca.
La storia inizia, appunto, con una mamma e due figlie che guardano un film
in un cinema dell’epoca, assai spartano e con proiezioni rigorosamente in
bianco e nero. La mamma si lamenta della trama del film, troppo drammatica,
rimpiangendo i kolossal americani del prima della guerra mentre le figlie, in
particolare Mimosa, si emozionano.
Tutto questo finché sulla scena appare un tizio che invita le due ragazze a
presentarsi il giorno seguente per un provino. Potrebbero essere prese nel
ruolo di comparse con un discreto compenso.
Inizia così un’altra parte del film, quella che racconta di una pellicola
girata a Cinecittà e, quindi, dell’assurda notte trascorsa dalla nostra Mimosa
con alcuni protagonisti del mondo del cinema. E, proprio durante queste ore convulse
e tormentate, la nostra ragazza scopre la distanza tra quel mondo ovattato
raccontato sui rotocalchi che legge compulsivamente insieme alla sorella e la
realtà di un ambiente vacuo e assolutamente falso. Protagonisti dive e divi del
cinema, produttori e politici, tutti espressione, quasi, di un vuoto cosmico e
di un’assoluta mancanza di qualsiasi orizzonte valorale, dediti esclusivamente
all’appagamento dei loro piaceri fisici ed emotivi.
Un film, questo di Saverio Costanzo, che vuole essere un omaggio alla
Cinecittà degli anni cinquanta e che mi è piaciuto, soprattutto, quando ha
riprodotto ambientazioni e linguaggi di quel particolare periodo. Anche quando
ne racconta la spietatezza e il cinismo. Forse troppo lungo in alcune parti,
non sempre chiaro e scorrevole. Complessivamente uno di quei film che,
personalmente, catalogo tra quelli da guardare ma senza spendere i soldi del
biglietto del cinema. Nonostante il fatto che i cinema, oggi, sono molto più
comodi e accoglienti che negli anni cinquanta.
Al prossimo film.

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