TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA di Antonio Manzini
Innanzitutto mi dichiaro. Non ho visto neanche un episodio della fortunata serie televisiva dedicata ai gialli di Antonio Manzini con protagonista il commissario Rocco Schiavone pare ben interpretato da Marco Giallini. Né, tantomeno e prima di questa nuova fatica (si fa per dire) da lettore compulsivo e anche estivo, avevo mai messo le mani su un romanzo di questo autore ormai assai celebre.
‘Tutti i particolari in cronaca’, questo il titolo di questo bel giallo o poliziesco che dir si voglia del menzionato Antonio Manzini, consigliatomi, peraltro, da un amico anch’egli lettore con cifre ben al di sopra della media nazionale.
La copertina è gialla e sulla stessa è raffigurato un uomo che mette un dito alla bocca come a dire ‘sssh state zitti’. Insomma, come a invocare una sorta di silenzio omertoso.
Nel romanzo troviamo, fondamentalmente, due protagonisti che si alternano nel racconto delle loro vite con l’autore che usa, di volta in volta, la prima o la terza persona.
Innanzitutto, Carlo Cappai, figlio di un magistrato e archivista presso il Tribunale di una città indicata come Bologna ma senza che la cosa assuma un particolare rilievo. Una vita ordinaria e metodica quella di Cappai, orari sempre uguali e un succedersi di stanche abitudini. Eppure, quel lavoro tra i fascicoli che contengono varie e variegate vicende giudiziarie lo scuotono e lo trasformano, quasi, in un vulcano pronto a esplodere da un momento all’altro. È irritato, potremmo dire indignato, dalle ingiustizie contenute in quei fascicoli, dalle assoluzioni pronunciate da giudici nei confronti di colpevoli. E, quasi quasi, vorrebbe farsi giustizia da solo con particolare riguardo a un caso che lo riguarda direttamente e ne ha segnato l’intera esistenza.
Poi, c’è Daniele Andretti, giornalista passato suo malgrado dallo sport alla cronaca con una vita disordinata e una capa redattrice particolarmente cinica e per la quale nutre sentimenti contrastanti.
Andretti si appassiona al suo lavoro e alla soluzione dei casi di cronaca che gli sono stati affidati. E, inevitabilmente, s’imbatte nell’archivista Cappai. Due personaggi apparentemente così diversi ma che finiscono per correre su linee parallele.
A me questo romanzo di Antonio Manzini è sinceramente piaciuto, con storie
ben raccontate, intrecci e qualche colpo di scena. E una scrittura che
coinvolge il lettore. Insomma, non escludo in futuro di cimentarmi nella
lettura di altri gialli di quest’autore e di scoprire, finalmente, il celebre
commissario Rocco Schiavone. Per ora mi limito a esprimere un apprezzamento per
un libro che, peraltro, ci interroga sulla natura dell’attività dei giudici nei
tribunali; in punta di diritto senza che sempre venga effettivamente garantita
la giustizia. Insomma, e anche in tempi di giustizialismo dilagante, quasi un
monito a non fidarsi troppo del Tribunali ricordando quel che disse qualcuno
che non ricordo (chiedo venia), beato chi crede nella giustizia perché finirà
giustiziato.

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