IL DIAVOLO VESTE PRADA di David Frankel (2006)
Film vecchio di quasi vent’anni che, nonostante la (meritata) fama che lo
precede non avevo ancora visto. Ho scovato, invece e inaspettatamente, questo
‘Il diavolo veste Prada’, trasposizione cinematografica di un libro di Lauren
Weisberger, su Netflix, addirittura tra i primi dieci film più visti in questo
periodo sul popolarissimo network televisivo on demand..
Miranda è la gelida, cinica direttrice di una rivista di moda ‘Runway’; una
rivista talmente influente da determinare le scelte dell’intera industria della
moda, quindi e in sintesi, di decidere, quasi, cosa indosseranno le donne
dell’intero pianeta.
Alla ricerca di una nuova assistente, la nostra Miranda s’imbatte, tra i
diversi colloqui e provini, in una ragazza appena uscita dal college, con l’ambizione
di diventare giornalista di successo ma con la necessità, comunque,
d’intraprendere un lavoro e fare esperienza. Andy sembra incarnare tutte le
opposte caratteristiche che servirebbero per lavorare in una rivista di moda.
Il suo look è, a dir poco, sciatto e senza richiami a tendenze del momento, e,
della moda appunto e tutto sommato, alla nostra Andy interessa il giusto.
Questo lavoro per lei rappresenta soltanto l’inizio di un percorso che dovrà
condurla verso incarichi e ruoli ben più appaganti.
Poi, invece, la svolta. Andy per compiacere la sua capa si trasforma
completamente. Indossa, finalmente, abiti di moda, ha il look che si addice al
suo ruolo, diventa cinica e spietata proprio come la direttrice Miranda.
Finisce, in fondo, per somigliare proprio alla sua capa e a rinnegare, in
fondo, tutto quel mondo di affetti e relazioni che l’avevano accompagnata fino
al momento dell’ingresso del mondo della moda.
Il film è incalzante e non annoia e la cattiveria delle due protagoniste
viene raccontato con il tono e lo stile di una commedia assai divertente ma mai
superficiale.
Strepitose le interpretazioni delle protagoniste, in particolare Meryl
Streep nei panni di Miranda. Un film che, in fondo, ci parla anche di lavoro,
ricerca di competizione sfrenata e sfruttamento. Il lavoro di Andy nel film
diventa una specie di ossessione, quasi l’unica ragione che la guida nelle sue
frenetiche giornate.
Dopo aver visto questa bellissima commedia mi son chiesto, ma perché ho
atteso così tanti anni? Boh, forse il titolo, oppure, l’erronea convinzione di
dover guardare un film che esaltava l’industria della moda e, quindi e in
fondo, il sistema capitalistico. Stronzate, il film è assolutamente da vedere e
anche a distanza di qualche anno.

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