DIARIO DI SCUOLA


Torno alla buffa (non saprei altrimenti come definirla) circolare del ministro leghista Lorenzo Valditara. Quella del divieto degli smartphone e della reintroduzione del diario cartaceo nelle scuole elementari e medie.

Ecco, almeno un merito lo debbo riconoscere a questo politico così’ miracolato al punto di diventare ministro della repubblica. Quello di avermi sbloccato un ricordo legato ai diari cartacei che  si usavano ai miei tempi nelle scuole di ogni ordine e grado,.

A quei diari cartacei eravamo particolarmente affezionati. Tra i tanti articoli da corredo scolastico che si acquistavano qualche settimana prima che iniziasse l’anno, il diario, appunto, era quello che ci eccitava di più.

Era una roba che non sapeva, come altri articoli scolastici, di fatica e di dovere ma rimandava, in qualche modo, a piaceri e momenti di ricreazione.

Sul diario, è vero, appuntavamo i compiti da svolgere a casa o scrivevamo, con bella o brutta calligrafia, quegli avvisi da far firmare, rigorosamente, da uno dei genitori o da chi ne faceva, eventualmente, le veci.

Talvolta e sciaguratamente i nostri diari finivano nelle mani di qualche insegnante particolarmente arrabbiato; le classiche note sul diario erano le peggiori, quelle che, a differenza delle note appuntate sul registro di classe, non potevi nascondere richiedendo la controfirma per ricevuta del solito e già citato genitore. O chi ne faceva le veci.

I diari delle elementari erano assai semplici. Si sceglieva quello con l’eroe da fumetti del momento. Ai miei tempi, ricordo, che soprattutto tra i maschietti andava molto Sandokan, la tigre della Malesia. Nella scelta dei diari, soprattutto nelle prime classi delle elementari, si riproducevano stereotipi di genere assai fastidiosi. E non a caso i diari dei maschietti avevano colori più forti, quelli delle femminucce tendevano, invece, al rosa. Mah.

Alle medie eravamo già grandi e tenevamo a rimarcarlo anche nella scelta dei nostri diari scolastici. Per me la scelta non richiedeva particolari dibattiti interni e ricordo che non potevo fare a meno, per l’appunto, di un diario che esprimesse la mia passione calcistica. Ricordo, tuttavia, che su questi diari attaccavamo di tutto, adesivi e fotografie. Tanto per sentirci grandi.

Da grandi, ai tempi del liceo o delle scuole superiori, il diario era, ormai, una banale agenda quasi da impiegato. Ma ne ricordo uno, color rosso scuro, che utilizzai per qualche mese per annotare le mie riflessioni giornaliere. E ricordo bene quelle righe che esprimevano tutte le inquietudini, meglio le pippe mentali di una adolescente che, in fondo, aveva il torto di non godersi la vita in anni durante i quali tutto, o quasi, si poteva. Se gioventù sapesse e vecchiaia potesse, già…

Ritrovai quel diario durante un trasloco. Copertina rossa intonsa, mentre all’interno quelle parole scritte con biro blu e nere risultavano ormai illeggibili. Roba da filologi, insomma. Decisi di riporre quel diario in qualche cassetto e chissà dov’è finito.

Ci pensavo proprio oggi dopo la notizia della circolare dell’ineffabile ministro Lorenzo Valditara. Proprio lui, ministro dell’istruzione e del merito. Merito, almeno, di avermi sboccato un  divertente ricordo di una vita fa

Commenti

Post popolari in questo blog