NEL CONTINENTE NERO di Francesco Cancellato

Dice, facciamoci del male, così ho pensato bene di leggere un saggio che tratta di partiti e movimenti di destra ed estrema destra che, in quello che viene definito vecchio continente ma non solo, sembrano da qualche tempo in tumultuosa e inarrestabile ascesa.

Parlo di ‘Nel continente nero’, edizione Rizzoli, di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage la rivista molto discussa nelle ultime settimane per alcune inchieste su organizzazioni giovanili di fascisti di casa nostra e attualmente al governo del paese.

Nel richiamato saggio di Cancellato c’’è un’efficace e puntuale trattazione di quei partiti e movimenti di destra che, come si scriveva sopra, hanno fatto registrare negli ultimi anni straordinari exploit di consensi e di voti in diversi paesi europei.

Dalla Spagna dei franchisti di Vox, agli ultracattolici polacchi, all’AFD con nostalgie naziste in Germania, alla Svezia, paese un tempo simbolo di tolleranza, accoglienza e tutela di diritti civili e ora con un governo dove trova posto il sedicente partito dei democratici svedesi chiaramente di estrema destra. Buttando, inevitabilmente, un occhio sull’Ungheria di Victor Orban e sull’Italia che, attualmente, ha un governo guidato dalla segretaria di un partito che affonda le sue radici nel fascistissimo MSI e che ha rappresentato sin dal 1994 un modello per sdoganare definitivamente partiti di estrema desta un tempo considerati impresentabili. Cancellato analizza le cause, le ragioni che, sostanzialmente, hanno prodotto questa crescita esponenziale dei partititi di destra in larga parte dell’Europa. 

L’assunzione nel dibattito mainstream di alcuni temi cari alle forze di destra, come quelli legati a migrazioni, diritti civili e questioni economiche. Nel tempo c’è stato, da una parte un avvicinamento da parte delle forze di una destra definibile come conservatrice (o gollista) verso le posizioni dei movimenti di estrema destra che, a loro volta, hanno intrapreso un percorso di normalizzazione. Più o meno sincero.

La conclusione è che l’elettore medio non manifesta più alcuna remora a dare il proprio consenso a forze politiche che affondano le proprie radici nelle fasi più oscure del novecento europeo; forze politiche razziste, antisemite, omofobe e sessiste. Nessun problema e il modello italiano già proposto sin dal 1994 da un tal Silvio Berlusconi con la sostanziale alleanza tra forze liberali e fasciste o post fasciste è stato adottato anche in altri paesi. Ne è esempio la recente alleanza elettorale in Francia tra il Rassemlement National di Marine Le Pen e parte dei Repubblicains.

Un libro comunque interessante suggerito sia a chi poco sa e tanto ignora di questioni così rilevanti dal punto di vista politico e sociale sia per chi, come chi scrive, cercava un ulteriore approfondimento rispetto a un bagaglio di conoscenze in materie già piuttosto vasto.

Al prossimo libro.

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