CINQUE CERCHI

La prima edizione delle moderne Olimpiadi si svolse ad Atene nell’anno 1896. Il promotore, ‘costituente’ di queste moderni giochi viene considerato, senza porre particolari dubbi, Pierre De Coubertin un barone, potremmo dire con un pizzico d’ironia, prestato alla politica e allo sport. Di questo ‘nobile’ ricordiamo il celebre motto, l’importante è partecipare, ma è sempre utile scovare ulteriori informazioni. E, così, ho scoperto che l’interesse del barone per lo sport si manifestò, soprattutto, dopo la ‘sveja’ presa dall’esercito francese nella guerra, appunto, franco prussiana. De Coubertin, pare, analizzò le cause della sconfitta come si fa oggi, non so, dopo un fallimento della nazionale agli europei o ai mondiali di calcio. I nostri giovani ricevono una scarsa educazione fisica, sentenziò il vecchio Pierre e così cominciò a lavorare per rinverdire quel mito olimpico tramandato dall’antica Grecia.

Dal 1896 e guerre permettendo le Olimpiadi si sono svolte ogni quattro anni in città situate in tutti i continenti. I cinque cerchi indicano lo spirito olimpico, lo sport che unisce popoli e nazioni, bla bla bla.

Si discute, ormai da qualche anno, su questo presunto spirito olimpico. Le Olimpiadi sono diventate sempre più un grande evento con tutte le conseguenze che ne derivano. Soldi pubblici spesi, profitti privati di chi riesce a speculare, per l’appunto, su questo grande evento, pochi valori sportivi, insomma, e tanto capitalismo.

Al netto, s’intende, della genuinità di tanti atleti che per anni si allenano duramente per arrivare a quest’appuntamento. Anche se è vero che il cosiddetto ‘spirito sportivo’, nel tempo è stato pesantemente annacquato dalla partecipazione di atleti, tutt’altro che dilettanti, e dall’introduzione delle più svariate e disparate discipline.

Da semplice spettatore, pur attento a tutte le implicazioni politiche e sociali legate a queste grandi manifestazioni, mi piace guardare le Olimpiadi. Perché scopro la peculiarità se non la bellezza di discipline sportive poco note e, in fondo, per un pizzico di nostalgia per il tempo che fu.

Le prime Olimpiadi delle quali conservo memoria si svolsero in Canada, esattamente nella città di Toronto, nell’anno 1976. Le gare venivano trasmesse dai canali della TV italiana a partire dalla tarda serata e per buona parte della notte, vista la differenza di fuso orario. Ed, evidentemente, per un bambino qual ero e che cadeva volentieri e leggermente tra le braccia di Morfeo risultava assai difficile vedere una gara di nuoto o di atletica leggera.

Mi rifeci quattro anni dopo quando i giochi si disputarono a Mosca in quella che era, ancora, l’Unione Sovietica. Senza pensare ai tanti boicottaggi, guardai con attenzione tutte le gare olimpiche che mamma Rai mandava in onda. Apprezzando la corsa di Mennea o i salti di Sara Simeoni e ascoltando, spesso, l’inno sovietico, la canzone hit di quelle Olimpiadi per il numero di medaglie d’oro conquistate dagli atleti di casa. Poi, proprio alla fine di quelle Olimpiadi, arrivò la notizia della bomba alla stazione di Bologna. E i giochi finirono.

A proposito, i giochi olimpici m’ispirano, anche, una certa malinconia. Quando finiscono penso che i prossimi ci saranno tra altri quattro anni che, inevitabilmente, sommo alla mia attuale età anagrafica. Un’operazione sempre più triste sperando, chiaramente, che la calcolatrice non si rompa.

Alla prossima mentre guardo una gara di canottaggio…. 

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