BANCOMAT

All’inizio degli anni novanta, quindi oltre trent’anni fa, avevo pochi anni ma, diversamente dal Buffalo Bill di Francesco De Gregori, non sognavo l’America.

Vivevo in un mondo ancora non troppo dipendente dalle tecnologie. Certo, si cominciava a parlare della potenza dei computers che avrebbero sempre più facilitato uomini e donne nello svolgimento delle loro differenti mansioni e, magari, In qualche paese più all’avanguardia del nostro giravano già i telefonini cellulari.

Nel 1990, invece e che io ricordi, c’erano le notti magiche dei mondiali di calcio che, tuttavia, non prevedevano nessuna diavoleria tecnologica. Insomma, non ci si potevano neanche scambiare messaggi in tempo reale per commentare con l’amico di turno l’ennesima prodezza di Maradona o di Toto’ Schillaci.

I biglietti delle partite, come quelli dell’autobus o dei treni o degli aerei avevano rigorosamente un formato cartaceo. E guai a perderseli o a danneggiarli. Il cheek in si faceva in aeroporto e, ricordo ancora, la mia agenzia di viaggi di fiducia dove acquistavo biglietti ferroviari fidandomi dei consigli dell’impiegato che cercava di farmi risparmiare tempo e soldi. Ricordo ancora l’emozione quando con un amico facemmo i biglietti di treni e traghetti fino a Londra. Era una delle nostre prime e lunghe vacanze all’estero, con lo zaino e, appunto, i biglietti del treno in carta stampata.

Che io ricordi il primo strumento tecnologico finito nelle mie saccocce fu il Bancomat. All’inizio degli anni novanta con un contratto di lavoro a tempo indeterminato mi decisi ad aprire, appunto, un conto in banca. Utile non tanto per accumulare capitali che non avrei mai avuto o fare chissà quale investimento finanziario ma, semplicemente, per consentire l’accredito del mio stipendio. Col Bancomat potevo prelevare come, quanto e quando volevo, secondo le mie necessità e senza lo scomodo di portare con me troppe banconote che non si sa mai.

Tentennai anche rispetto al Bancomat, mi chiedevo ma cosa ci debbo fare? Domanda che mi sarei posto anche in seguito quando altri aggeggi tecnologici entrarono prepotentemente nella mia vita. Il computer, la connessione internet, i telefonini diventati poi smartphone.

E con il tempo ho eliminato il materiale cartaceo dalla mia vita. Prenotazioni rigorosamente on line, biglietti digitali, carte d’imbarco e biglietti ferroviari scaricati su Wallet. Anche l’abbonamento allo stadio è diventato digitale; con una punta di nostalgia per quelle vecchie tessere cartacee che indicavano meglio la tua assoluta fedeltà al club per il quale facevi il tifo.

Siamo connessi ventiquattro ore al giorno e facciamo tutto, o quasi, attraverso supporti tecnologici. Così, ieri, quando c’è stato un bug di sistema, prima news in tutti i canali d’informazione, ci siamo sentiti quasi spiazzati. E ora? E ho ripensato alla vita prima del novanta, quando non avevo neanche il Bancomat e il preside di un istituto parificato dove facevo ripetizioni a studenti rimandati a settembre mi pagava consegnandomi assegni circolari. Rigorosamente cartacei. Con un pizzico di nostalgia che non ammette supporti tecnologici.


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