ARIA CONDIZIONATA
Siamo a luglio, nel cuore dell’estate e, inevitabilmente, sentiamo un gran caldo. È il tempo suo, lo avrebbe detto anche pora nonna che, tuttavia, profetizzava una fine della cosiddetta bella stagione non troppo lontana. Ferragosto è capo dell’inverno, soleva dire la vecchia e, in realtà, ho qualche memoria ormai assai distante di quando dopo, appunto, la fatidica scadenza della Festa dell’Assunzione (il quindici d’agosto e pur sempre una festa religiosa), cominciavo a dormire la notte coperto con un leggero ma indispensabile lenzuolo.
Ora, invece, si sta a torso nudo e mutande più o meno trendy o sexy fino a settembre inoltrato. Cambiamenti climatici, surriscaldamento del pianeta, devastanti conseguenze di una struttura economica basata solo su arricchimento e profitto anche e soprattutto a scapito della tutela di ambiente ed ecosistema? Tutto questo, probabilmente.
Però non avendo un sufficiente bagaglio di conoscenze per discutere di questioni ambientali e climatiche, mi viene in mente che anche in passato sopportavo poco il caldo. Però lo sopportavo meglio pur non disponendo, come oggi, di un’attrezzatura di tutto rispetto comprendente condizionatore domestico, pinguino e ventilatori variamenti assortiti e anche programmabili. Insomma e nel tempo ho fatto investimenti e una discreta scorta di aggeggi che dovrebbero ridurre gli effetti fastidiosi del caldo.
Siamo abituati, ormai, all’aria condizionata e quando prendiamo un autobus o saliamo su un vagone della metropolitana che ne sono sprovvisti per un guasto o chissà per quale altra ragione, imprechiamo e invochiamo tutti i santi numi dell’universo. Sono arrivato a un’età tanto matura da poter ricordare il tempo durante il quale l’aria condizionata era una roba da nicchia e che trovavi soltanto nelle case di pochi privilegiati. Insomma, è vero che qualche cambiamento climatico c’è stato anche se penso si tratti di processi abbastanza lunghi e che, magari, non c’è più il ponentino e neanche il secco anticiclone delle Azzorre. Però è anche vero che invecchiando si diventa meno adatti al caldo e lo dicono anche quelli bravi di evitare di uscire nelle ore più roventi. Ricordo di aver giocato a tennis o a pallone anche a mezzogiorno e in piena estate. Magari qualcosa arrivava ancora dalle Azzorre ma, credo che, soprattutto, avevo qualche anno in meno. E sì, tra le tante cose il caldo fa anche quest’effetto. Ci ricorda che il tempo scorre implacabile e che diventiamo sempre più vecchi. Per fortuna, però, che c’è l’aria condizionata
Commenti
Posta un commento