MALEDETTO TEMPO

Capita, talvolta, di tornare con la mente a momenti vissuti in un passato più o meno distante. Può capitare, appunto, di rivivere situazioni particolarmente significative, nel bene o nel male, oppure, e succede anche questo, di andare con la memoria a istanti apparentemente banali. Uguali, identici a tanti altri. 

Quel giorno d’estate su una spiaggia del litorale romano durante il quale non è capitato nulla che meriti di essere raccontato; ma, al pensiero di quel giorno sovviene, quasi, una sensazione di estrema serenità, quasi di benessere. Oppure, tornare all’infanzia e all’adolescenza, il ricordo di lunghi pomeriggi d’estate durante i quali non succedeva niente e quasi ci si annoiava. Quelle lunghe estati che pareva non finissero mai senza neanche il conforto di vacanze familiari mentre la città, lentamente ma inesorabilmente, si svuotava.

 

Provavo in quei frangenti sensazioni frammiste d’irritazione e di malinconia. Ancora, e soprattutto durante gli anni più verdi, mi capitava di maledire le giornate durante le quali non succedeva niente, le serate passate in casa piuttosto che a divertirmi con gli amici, le occasioni sprecate e tanto altro. E, pensavo già da allora, che quel tempo mai sarebbe ritornato. M’immaginavo, dopo qualche anno o qualche decennio, irrimediabilmente vecchio, logoro e consumato e quasi senza aver più niente da chiedere alla vita. 

Poi, gli anni passano e ci si abitua anche ai quarant’anni, ai cinquant’anni e oltre. Illudendosi che, in fondo, non è successo niente. Sono solo passati gli anni, appunto, che non tornano se non nella memora in qualche suggestivo flash back temporale che riporta a sensazioni diverse; di serenità, di benessere fisico e mentale, d’irritazione, di noia e di malinconia. E tutto, inevitabilmente, si conclude con qualche rimpianto e con la consapevolezza che, comunque e neanche nei migliori momenti, è possibile arrestare il tempo. Maledetto tempo, appunto. 

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