COME STAI?


Può capitare soprattutto d’estate, quando le giornate si allungano e sembrano più lente lasciando tempo a riflessioni più o meno profonde, di avvertire un certo senso di solitudine.

Accompagnato, talvolta, da un’ingiustificata rabbia nei confronti di qualcuno; quell’amico o conoscente di breve o lunga data che non si fa sentire da un pezzo e non ci chiede mai e nemmeno, come stai?

Insomma, possiamo cadere nell’errore di accollare le nostre criticità relazionali agli altri e di dare la colpa, in fondo, a questo mondo ingiusto, infame e pure cinico e baro. Dimenticando che, in questa, come in altre evenienze, siamo noi i principali responsabili dei nostri destini. E, quindi, anche delle nostre reali o presunte solitudini.

Se quell’amico o conoscente di breve o lunga date non ci chiede mai, come stai, probabilmente non siamo in cima ai suoi pensieri.

Abbiamo tutti le nostre scale d’interesse, relative a impegni, passioni e, perché no, affetti e relazioni. Non consideriamo tutte le persone amiche o semplicemente conosciute nello stesso modo e con il medesimo impatto emotivo. Vogliamo bene ad alcuni più che ad altri, è inevitabile. E le nostre manifestazioni d’interesse nei confronti degli altri dipendono, anche, dalla nostra agenda personale. Ovvero, se abbiamo meno o più da fare. Non è cinismo, né cattiveria, succede e basta.

Quindi, quando tocca a noi cadere in uno stato di solitudine, interroghiamoci sulle nostre ‘politiche’ relazionali e non ci arrabbiamo troppo con gli altri che, magari o sicuramente, avranno altro di meglio da fare.

Se siamo scivolati in basso nella classifica d’interesse e gradimento di amici e conoscenti di breve o lunga data, non cadiamo in atteggiamenti arrabbiati o rancorosi. Prendiamone semplicemente atto, facciamo un’operazione di coscienza e consapevolezza.

E abituiamoci, anche, a stare soli che, poi, non è così malaccio. E citando l’immenso Fabrizio De André, senza restare sospesi tra i vostri come stai. 

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