ME NE FREGO

E pure queste elezioni sono passate con l’ultimo spoglio di schede che, pare, sia stato quello di Roma. Ritardi causati da un bug di sistema, così dicono, ma qualcuno ha subito riproposto il vecchio adagio capitolino del ‘se famo sempre riconosce’. 

In Italia è andata maluccio ma, visto quello che gira per l’Europa, poteva pure andare peggio. Con i nazisti che mietono consensi in Austria e Germania e il ‘Rassemblement National’ di Marine Le Pen e di un giovanotto di ventotto anni, tal Jordan Bardella, pronti a vincere le prossime e imminenti elezioni francesi. In Spagna, uno dei pochi governi di sinistra o progressisti o che dir si voglia si regge con lo spago, mentre crescono i franchisti di Vox e un altro partito, ancor più a destra, che si chiama ‘Se acabò la fiesta’, prende tre parlamentari. 

Su l’Italia cosa dire? Magari siamo ormai abituati, i fasci al governo li abbiamo sdoganati noi sin dall’ormai remoto 1994 quando il povero Silvione si alleò, addirittura, con un partito che si chiamava ancora Movimento Sociale Italiano. Prima della svolta (?) di Fiuggi e con la fiamma nel simbolo. Quella, peraltro, c’è ancora in quello di Fratelli d’Italia, primo partito ormai prossimo al trenta per cento. 

Certo se uno come il generale Vannacci acchiappa cinquecentomila voti, non stiamo messi proprio bene. Uno che ha detto che gli omosessuali non sono normali e che bambini e ragazzi con qualche disturbo o disabilità dovrebbero finire in classi differenziali. Ecco, questo qui ha preso cinquecentomila voti e senza scomodare la birra di Renzo Arbore, ci sarebbe tanto da meditare. 

Insomma, siamo messi proprio male e può consolarci in ambito rigorosamente compagnesco soltanto quell’inveterato disincanto che portiamo verso le elezioni di qualsiasi tipo. Ricordo ancora quando, tanti ma tanti anni fa che manco me ricordo e neanche me vojo ricordà, un compagno con il quale volevo azzardare un’analisi su elezioni appena cotte e magnate, mi rispose, a noi delle elezioni nun ce ne frega gnente! Magari, trattandosi di compagneria, proprio nun ce ne frega non lo disse ma il senso era quello. 

Eravamo fieri delle nostre astensioni perché nun volevamo delegà gnente a nessuno! E ci mancherebbe pure. E c’era quel bellissimo manifesto col faccione di Marx che diceva, il nostro candidato non ha trovato posto su nessuna lista. Una volta organizzammo pure una cena astensionista con annesso falò di schede elettorali. 

Ora, invece, gli astenuti ci hanno scavalcato di brutto, anche se non saprei dire se lo scavalco è a destra, a sinistra, o nel grande centro. Certo, gli astenuti, appunto, sono veramente un botto, più della metà degli aventi diritto non ha votato. E nessuno, nemmeno gli analisti più raffinati, quelli che girano sempre con uno o più algoritmi in saccoccia, riesce a spiegare completamente perché così tanta gente non vuole più saperne di andare a votare. Sono rassegnati, non trovano chi li rappresenti adeguatamente, si sono stufati del mondo o, almeno, della politica, sono andati al mare o nun c’avevano nemmeno la mitica fetta de mortadella da mettere nella scheda al grido, anzi alla scritta, mo’ magnateve pure questa! Chissà. Certo che questi non votano ma neanche scendono in piazza. Insomma, non fanno conflitto sociale in nessun modo. Ci sarebbe tanto da dire e da discutere e, forse, lo farebbe anche quel compagno che, tanti ma tanti anni fa che manco me ricordo e nemmeno me vojo ricordà, mi disse, a noi delle elezioni nun ce ne frega gnente! 

Perché e sia ben chiaro, noi nun delegamo gnente a nessuno!  Anche se siamo, ormai, circondati da nazisti e fascisti in giro per tutta l’Europa. E che, per definizione, se ne fregano davvero. Soprattutto di noi.

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