IFIGENIA IN TAURIDE di Euripide
Tragedia di Euripide rappresentata, pare, per la prima volta nel 414 a.C.
Ifigenia viene sacrificata dal padre Agamennone per consentire alle navi
greche, bloccate da venti sfavorevoli, di attraversare il mare e arrivare a
Troia per liberare Elena.
Tuttavia, Artemide, divinità femminile della caccia ha pietà per la giovane
donna e decide di risparmiarla, sostituendola con un cervo.
A Ifigenia, però, viene affidato un compito ingrato, quello di provvedere
al sacrificio di tutti gli stranieri giunti in Tauride.
Fino al colpo di scena, al colpo di teatro, ecco, quando in Tauride giunge,
niente di meno che Oreste, fratello della stessa Ifigenia, accompagnato
dall’amico Pilade. Oreste è investito, a sua volta, dal difficile compito di
rubare la statua di Artemide e portarla nella sua patria.
Quando Ifigenia scopre che quello straniero da sacrificare è proprio il fratello, escogita insieme a lui un diabolico piano per risparmiarne il sacrificio e tornare in patria anche con il bottino della statua di Artemide. Il piano sembra riuscire scatenando la rabbia del dispotico re Toante.
Una tragedia che ha come contenuto centrale quello della morte apparente e
del sacrificio che provoca morti a catena. E, soprattutto, torna il tema della
fragilità della condizione umana sottratta, in questa tragedia, alla volontà
degli dei come a quella della ragione umana.
Taluni commentatori hanno considerato questa tragedia addirittura distopica
e assolutamente attuale riflettendo sulla condizione degli stranieri nel testo
in esame destinati al sacrificio per mano della protagonista Ifigenia.
Un classico comunque interessante che ho letto piacevolmente e senza il
rimpianto di aver sottratto tempo prezioso a qualche e più leggero libro da
ombrellone. Che, poi, l’ombrellone neanche ce l’ho né lo prendo in affitto.

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