SATNAM

Durante la mia vita non mi è mai capitato di lavorare in un campo agricolo. Sotto il sole, d’estate, a raccogliere pomodori, cocomeri o quant’altro. Sono nato e vissuto in quella parte del mondo che potrei definire, senza grande possibilità di smentita, fortunata, privilegiata.

Non che in occidente manchino i poveri e le diseguaglianze sociali. E la forbice tra chi ha tutto e chi niente, come evidenziato da qualsiasi studio statistico in materia, cresce sempre di più.

Però non stiamo messi come tanti poveri cristi che nascono in angoli di mondo dove l’unica alternativa alla fame è scappare via. Verso quel mondo ricco, opulento, privilegiato. Per godere, magari, di qualche briciola caduta dalle tavole di qualche bravo occidentale dalla pelle possibilmente bianca.

Arrivano in occidente tra mille peripezie, costretti a pagare i loro aguzzini, a sfuggire a prigioni e torture, a rischiare di finire annegati in mare. Accolti, si fa per dire, con il broncio, accusati di volerci invadere. Quando riescono a entrare sono costretti, solitamente, ai lavori più umili e sottopagati. Carne da macello.

Come quella di Satnam Singh, nazionalità indiana, morto nelle campagne dell’agro pontino, ferito da un macchinario e, quindi, scaricato dal suo padrone dentro un furgone. Come un attrezzo diventato, ormai, inutilizzabile. Rifiuto umano, ecco.

Non è l’unico morto sul lavoro, al povero Satnam, in questi giorni e in queste ore, ne sono seguiti altri, nei campi agricoli e nelle fabbriche.

Tuttavia, l’omicidio (di questo si tratta) del povero contadino Satnam presenta un livello di barbarie e di cinismo ancor peggiore. Una totale mancanza di umanità, E fanno ribrezzo le reazioni di certi politici colpevoli di aver ridotto con le loro leggi tanti poveri esseri umani a una condizione permanente d’illegalità, alla clandestinità con la conseguenza di risultare invisibili, quindi destinati a uno sfruttamento ancora maggiore da parte dei loro padroni aguzzini.

E la premier che dice, atti disumani che non appartengono al popolo italiano... Ma che vor di? Di atti disumani, genti con la cittadinanza rigorosamente italica ne hanno commessi e ne commettono a più non posso. L’elenco sarebbe lungo e rivendicare una pretesa superiorità morale e civile da parte di un popolo che sceglie attualmente come rappresentanti in parlamento i nipotini del duce e i figli degli stragisti degli anni settanta è davvero strano. Del resto la premier disse, non molto tempo fa, che i barconi pieni di disperati a largo del Mediterraneo dovevano essere affondati. Probabilmente, con il carico di esseri umani dentro. Non tanto diverso dal padrone dell’Agro Pontino che ha scaricato il corpo mutilato del povero Satnam dentro un furgone.

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