AUTONOMIA DEI RICCHI
Il treno è partito e non si fermerà, ha sentenziato la ministra delle
riforme, tal Elisabetta Casellati (vien dal mar?), a conclusione della seduta
parlamentare che ha approvato in prima lettura alla Camera le norme di riforma
costituzionale sul premierato. Tutto ciò, mentre l’altra grande riforma, quella
sull’autonomia differenziata, è praticamente giunta in prossimità del
traguardo.
Quindi, questo governo e, a differenza dei precedenti, si appresta a
modificare strutturalmente l’architettura istituzionale, referendum
permettendo.
In fondo, una conclusione quasi inevitabile, conseguenza di un percorso e
di un dibattito lunghi qualche decennio.
Avevo ancora una vita davanti quando sentivo parlare di necessità di
garantire la governabilità e basta con questi esecutivi sempre in balia dei ‘desiderata’
di piccoli partiti e di minuscoli manipoli di parlamentari. Lo Stato come
un’azienda e, non a caso, l’Italia ha avuto a che fare per decenni con un
imprenditore prestato alla politica.
In fondo a Giorgia Meloni è toccata la fortuna, il culo si direbbe in un
linguaggio più popolare, di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.
Avremo, quindi, un presidente del consiglio con poteri quasi illimitati e
passeremo da una democrazia parlamentare, peraltro ormai spuntata, a una
dittatura della maggioranza. Chi vince, anche per un pugno di voti e con
livelli d’astensione ormai quasi al di sopra del cinquanta per cento, prenderà
tutto.
Quando, nel dopoguerra, fu scritta la Costituzione, si cercò, in tutti i
modi, di evitare di accentrare troppi poteri in capo a una particolare
istituzione e, in particolare, al governo.
Ora, invece, si procede in direzione contraria. Basta con i contrappesi, i
lacci e i lacciuoli, chi vince le elezioni in nome del popolo sovrano, si
prende tutto. Una vera e propria dittatura della maggioranza che governa
nell’esclusivo interesse di coloro che ne garantiscono successi e potere. E gli
altri che mangiassero brioches. Maria Antonietta è morta da un pezzo, ma
l’autonomia differenziata dei ricchi, pur in contesti storici e sociali
diversi, sta sempre lì a spiegarci che, in fondo, è pur sempre una questione di
lotte di classe. In un mondo dove,. La forbice tra chi ha tutto e chi niente, è
sempre più ampia.

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