LIBRERIE

Compro libri. Tanti, forse troppi. Comunque, talmente tanti da costringermi all’acquisto di una libreria. Di quelle che, poi, te le monti da solo e certe forme di manualità non rientrano, certamente, nell’elenco dei miei talenti. Ammesso e non concesso, e lo scrivo non per modestia ma per coscienza e consapevolezza, che io disponga di qualche talento da lasciare qualcuno a bocca aperta.

Compro libri, scrivevo. Ieri ne ho comprati altri due, un romanzo e un saggio perché mi piace alternare. Variare come fanno gli allenatori bravi che non si affidano a un unico modulo tattico che, alla lunga, viene smascherato dagli avversari di turno.

La scelta in merito ai libri da acquistare e, quindi, da leggere, passa attraverso un complesso iter mentale e procedimentale che, insomma, il bicameralismo con tutta la sua lamentata farraginosità, risulta una roba da inflessibili decisionisti.

Smanetto assai sui siti che parlano di libri o su quelli di case editrici più o meno rinomate alla ricerca del libro che possa, davvero, fare al mio caso. Il libro che divori in pochi giorni, consumi pagine per arrivare al gran finale; non credo alla storia dei libri che cambiano le nostre vite, però, ce ne sono alcuni che ci restano impressi nella testa e che, presto o tardi, rileggeremo volentieri.

La decisione definitiva sul libro da comprare, tuttavia, la prendo soltanto all’interno di una libreria. Giro neanche troppo circospetto buttando un occhio e anche due su scaffali pieni di roba e anche di robaccia, mi lascio incuriosire da titoli e copertine, apro qualche testo che mi sembra più interessante sfogliando pagine. Sempre con il timore di non prendere la decisione giusta e di ritrovarmi a leggere un libro che riesco a concludere soltanto per principio o per tigna.

Perché, difficilmente, ho lasciato un libro dopo le prime pagine o a metà.

Girare tra gli scaffali, talvolta lo faccio anche senza l’intenzione di comprare nuovi libri. Solo per portarmi avanti con il lavoro, scoprire nuovi titoli che un giorno chissà…

E, poi, le librerie ispirano la mia curiosità per vicende che trovo singolari. Osservo le diverse specie di persone che le popolano, abitudinari od occasionali. I secondi cercano un libro specifico, un giallo per l’estate da mettere sul famoso comodino, un regalo per un compleanno o per Natale.

A loro, evidentemente, più che agli abitudinari, pensano gli addetti che sistemano i libri nei diversi scaffali. Capita sempre più frequentemente di vedere tanta monnezza, soprattutto libri di politici o sportivi, sistemati in scaffali che risulta impossibile non vedere. E, invece, dover girare e rigirare per trovare quel romanzo di quell’autore magari di nicchia ma davvero bravo e talentuoso.

E, talvolta, mi viene da sorridere. Ieri, ad esempio, in una vasta libreria romana ho trovato in mezzo alla saggistica un libro di Matteo Salvini. Non immaginavo che un simile beota potesse essere etichettato come saggista. Stupore o meraviglia? Indignazione o rassegnazione? No, dopo un primo momento di sconcerto, l’ho presa a ridere. Un tempo si sarebbe detto con filosofia. Sperando, un giorno, di non ritrovare qualche robaccia di Salvini o di qualche altro politico in mezzo a Platone o Kant. 

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