TE CHE SEI LA MIA ROMA di Umberto Liviadotti

Umberto Livadiotti, autore di quest’interessante libro, insegna in una scuola media superiore e, facendo riferimento a qualche elemento biografico, è definibile come uno storico. Soprattutto storia antica e, non a caso e sempre scuriosando tra le sue note biografiche, si scopre che si è laureato a Roma nel 1995 con una tesi, niente di meno, che sul vecchio Giulio Cesare.

In questo libro il nostro autore si cimenta in un trattato quasi sociologico sul tifo calcistico e, in particolare, sul tifo per quella particolare, singolare e probabilmente unica (per moltissimi aspetti) squadra che è l’Associazione sportiva Roma. Più comunemente e familiarmente la Roma.

E’ vero e lo sottolinea anche Livadiotti che i tifosi di calcio, di qualsiasi squadra, presentano elementi e comportamenti assai comuni. Non c’è dubbio, tuttavia, che ogni tifoseria presenta le proprie specificità derivanti, se non altro, dal vissuto, dalla storia. E la specificità dei tifosi della Roma sembra davvero acclarata senza neanche dover ricordare quella celebre citazione di Agostino Di Bartolomei. Ci sono i tifosi di calcio e, poi, ci sono i tifosi della Roma. Ecco.

Liviadotti parla in questo libro soprattutto di quelli che possono considerarsi i miti fondativi, gli elementi identitari della tifoseria romanista.

L’inno, la curva, i colori e la storia contrassegnata da poche vittorie ma festeggiate con un’enfasi non rintracciabile in nessun altro contesto.

La passione speciale dei tifosi della Roma, il loro attaccamento alla squadra e la fedeltà che non viene meno neanche nei periodi più bui. Ed è, a quest’ultimo proposito, significativo l’aneddoto ricordato anche in questo libro risalente, addirittura al 1951 quando la Roma subì l’unica retrocessione in serie B nella sua storia. Correva il 14 giugno e Renato Rascel impegnato al Sistina pur addolorato dall’infausta notizia proferì quella celebre frase che, poi, si tramandò di generazione in generazione diventando un principio, un valore irrinunciabile dentro quella particolare comunità rappresentata dai tifosi della Roma. La Roma non si discute, si ama.

Cosa dire di questo libro? Personalmente non ne ho tratto un particolare arricchimento. Episodi e aneddoti citati mi sono assai noti. L’impianto sociologico è interessante per quanto, inizialmente, destava in me qualche perplessità. Complessivamente un buon lavoro che, in fondo, ricorda a chi vive la passione per il calcio e, per una squadra in particolare, in modo compulsivo, ossessivo e totalizzante, una serie di contraddizioni, sulle quali è utile ragionare. Pur sapendo che alla fine, per il tifoso che vive l’amore per la sua squadra come una vera e propria relazione sentimentale peraltro con il vincolo dell’indissolubilità, nessuna razionalizzazione del fenomeno potrà impedire di vivere questa passione con il necessario corollario di emozioni forti. E nessuna spiegazione sociologica potrà modificare l’ordine delle cose. Insomma, e citando lo slogan dell’ultima campagna abbonamenti che ha già portato a staccare oltre trentamila tessere nonostante prospettive future non proprio rosee, nun se po’ spiegà.

Libro consigliato soprattutto a chi si approccia al fenomeno. Per gli altri solo un approfondimento assai leggero. 

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