DAGLI AMICI...

Dagli amici mi guardi Iddio. E’ la prima parte di un celebre detto, quasi un monito che conosciamo un po’ tutti compreso il finale che si occupa, invece, dei nemici.

L’amicizia è uno di quei concetti assai sfuggenti e di complessa definizione. Soggettiva, direi. C’è chi considera amico qualsiasi persona con la quale vanti una discreta e lunga frequentazione. Ci sono, invece, quelli più esigenti che rimandano, forse, a quella strofa di una canzone di Riccardo Cocciante che diceva, tra le altre cose, che per un amico scendi anche di notte, col pigiama e pure per fare a botte. Una cosa simile.

Quand’ero bambino c’erano gli amici del cuore, meglio, l’amico del cuore. Tra i tanti, perché eravamo tanti e in qualsiasi occasione più o meno impegnativa, se ne sceglieva uno. L’amico del cuore e, in effetti, non sempre si era ricambiati con la medesima considerazione. Gelosie e tradimenti, insomma, una cosa patetica e, forse, antica come il mondo.

Poi si cresce, si scavalla l’adolescenza e anche la giovinezza, si diventa adulti e quasi vecchi. E, nei confronti degli altri, subentra un po’ di disincanto e comprensione.

Molte persone che, per un periodo breve o lungo, ci hanno accompagnato quotidianamente, spariscono per i più disparati motivi. Non solo per liti o incomprensioni, può succedere, semplicemente, che le strade si dividano. Differenti scelte, cambi di programma, di casa o di lavoro, passioni diverse.

Restano, al più, gli auguri per il compleanno o, in occasione di feste comandate, oppure, qualche messaggino su quei social che, ormai da qualche anno, ci hanno consentito di ribeccare persone che non vedevamo o sentivamo da anni.

Mi capita spesso e soprattutto in queste rilassanti giornate d’estate di pensare a questo concetto, quasi una categoria dell’essere o filosofica, l’amicizia.

E mi chiedo se è giusto chiedere a persone che consideriamo amiche la stessa considerazione. Talvolta, capita di arrabbiarci perché qualcuno non ci chiama più o sembra scomparso in altre dimensioni od orbite a noi lontane. E ci inventiamo, così, nuovi, inediti e assurdi nemici. Dai quali, come da proverbio, possiamo guardarci noi stessi, senza invocare l’aiuto di qualche divinità superiore.

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