VENERDI' 17
Oggi è venerdì diciassette un giorno che, come da inveterato luogo comune,
dovrebbe portare male. Che, poi, per la stragrande maggioranza degli esseri
viventi su questo pianeta e su quel pezzo di terra che crede ancora in certe
superstizioni, probabilmente, non accadranno cose particolari. Ci sarà il
traffico di tutti i giorni, le corse delle metropolitane sempre più ridotte ma
di questo ed altro mica si può dar la colpa al povero venerdì diciassette?
Sulle ragioni storiche per le quali questo giorno dovrebbe portar male ci
sono diverse ipotesi. Quella che mi convince di più, e anche la prima che ho
letto e la più semplice e immediata, attribuirebbe radici cattoliche a questa
singolare cosa. Di venerdì fu crocefisso il povero Cristo e di diciassette il
vecchio Noè dovette rimediare un’arca per salvare chi poteva dal diluvio
universale. Meglio di questo? No.
Sta di fatto che il venerdì diciassette mi fa pensare alla storia delle
superstizioni. Sono superstizioso? In linea di massima direi di no, così come
non sono religioso e non credo in un Dio eterno dal quale, un giorno si spera
lontano, tutti saremo ricevuti.
Tuttavia, mi è capitato, talvolta, di ripetere gesti e abitudini che, in
qualche modo, credevo avessero portato bene.
E le poche superstizioni che mi concedo riguardano le partite della mia
squadra. Quando le cose vanno bene non cambio la mia posizione e sto attento a
evitare che lo facciano altri vicini a me. Una volta, in occasione di un derby,
tornai frettolosamente verso casa per indossare quel giubbotto che avevo
addosso in una precedente e fortunata occasione. Spesso associo queste fobie a
calcoli razionalistici. Non so, tipo alla storia del battito della farfalla di
Edward Lorenz, mica un mago Otelma qualsiasi! Insomma, cerco di dare fondamento
scientifico a cosa che, in realtà, ne hanno ben poco. Se non la considerazione
che, in fondo, seguire certi riti non costa nulla e come diceva quello, non è
vero ma ci credo! E buon venerdì diciassette nella speranza che non acceda
nulla d’irreparabile.

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