LA STRAGE DI BOLOGNA di Paolo Morando
Libro uscito nello scorso gennaio si direbbe, quindi, quasi fresco di
stampa, un ennesimo e interessante contributo storico alla conoscenza di uno
dei fatti più tragici di quel lungo periodo che inizia dal secondo dopoguerra.
Anzi, e per meglio dire, tra le (purtroppo) numerose stragi compiute in Italia,
quella di Bologna del 2 agosto 1980 è la più sanguinosa in termini di morti e
feriti.
Lo storico Paolo Morando divide questo suo libro in due parti. Nella prima
c’è una ricostruzione dei diversi passaggi giudiziari e dei vari processi che,
al momento, hanno portato alla condanna di quattro soggetti come esecutori
materiali dell’efferato delitto. A Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e
Gilberto Cavallini si è aggiunto, recentemente con sentenza tuttavia non ancora
passata in giudicato, Paolo Bellini già esponente di Avanguardia Nazionale e
legato alla Ndrangheta calabrese nonché alla loggia massonica P2 e ai servizi
segreti. Ecco, da quest’ultimo processo che ha portato alla condanna del citato
Bellini e sul quale si sofferma particolarmente l’ottimo Roberto Morando, si
evince in modo ancor più netto il legame tra fascisti, mafie, loggia massonica
e servizi segreti in un’accozzaglia che rappresentò, probabilmente, il terreno
nel quale maturò quell’orrenda strage del 2 agosto 1980.
Ho trovato, tuttavia, ancor più interessante la seconda parte di
quest’opera nella quale si tratta di una storia assai ignobile e che vede come
protagonisti Mambro e Fioravanti condannati con sentenza definitiva come
esecutori materiali della strage ma professatosi sempre innocenti.
La vicenda della quale si parla riguarda la sorella di una delle vittime della strage, Anna Di Vittorio e il suo compagno peraltro recentemente scomparso Gian Carlo Calidori. Anna Di Vittorio ha intrapreso da tempo una particolare attività di pacificazione e di ‘riconciliazione’ con coloro che in anni particolarmente turbolenti sono stati protagonisti di fatti di sangue. Ora, in questo percorso la stessa Anna Di Vittorio non poteva che imbattersi in coloro che sono stati riconosciuti come esecutori materiali di una strage che ha comportato la morte del fratello. E nella ricostruzione di questo singolare rapporto tra Di Vittorio da una parte e i due fascisti dall’altra viene raccontata, appunto, quella che precedentemente ho definito, un po’ alla Guccini, una piccola storia ignobile., Piccola, poi, neanche tanto. Con Mambro e Fioravanti che hanno sfruttato la disponibilità di Anna Di Vittorio per ottenere benefici di legge e tornare liberi prima del tempo e, quindi, hanno contribuito alla diffusione dell’ennesima tesi complottista e depistatoria rivolta a scagionarli dall’accusa di essere gli esecutori della strage di Bologna. Si fa riferimento alla tesi avanzata soprattutto da un personaggio come l’ex parlamentare Enzo Raisi secondo la quale la bomba alla stazione sarebbe stata trasportata (più o meno consapevolmente) dallo stesso Mauro Di Vittorio, il fratello di Anna morto in quella tragica circostanza. Insomma, prima lo sfruttamento della disponibilità dei loro interlocutori, quindi il tradimento e l’infamia. E nella ricostruzione di questo squallido episodio emerge tutta la ‘statura’ morale di personaggi come Mambro e Fioravanti che, incredibilmente e anche da sinistra, qualcuno ha difeso mettendo in dubbio la loro colpevolezza in merito all’esecuzione della strage di Bologna riconosciuta con sentenza passata in giudicato ma, soprattutto, suffragata da prove e riscontri assai concreti. E da un’evidenza storica, quella della commistione tra fascisti, servizi segreti, loggia massonica e organizzazioni criminali, putrido terreno sul quale maturarono tante vicende di anni conflittuali e turbolenti. Una miscela melmosa che, peraltro, è tutt’altro che bonificata.
Libro, comunque, assolutamente consigliato, scritto bene e ottimamente
documentato.

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