FUTURO
Mi capita spesso di rimestare su vicende passate e ormai superate. Più o meno rilevanti e riguardanti la mia sfera provata, oppure, un ambito più generale.
Più raramente, invece, succede che pensi al futuro. Il pensiero del domani del quale e citando il vecchio Lorenzo De Medici non v’è certezza, quasi mi spaventa. Mi fa pensare, intanto, che un in un qualsiasi domani sarò ancor più vecchio di adesso. E non va bene, insomma, non è una cosa che mi piaccia particolarmente tenuto conto che tra i giorni peggiori dell’anno annovero quello del mio compleanno nonché l’ultimo dell’anno, il 31 dicembre, onomastico di quelli che si chiamano Silvestro compreso pure il famoso felino. Giorni che m’’inquietano perché ricordano che sono un anno più vecchio e come diceva il mitico (si fa per dire) Richard Benson che ti festeggi?
E, poi, buttandola in filosofia viviamo, ormai, in un eterno presente. Ci fa pure comodo perché ci solleva dai rimorsi del passato e ci esenta dal pensiero di impegni futuri. Tipo lasciare qualcosa ai figli, oppure, fare che il mondo, quando non ci saremo più, sia un posto migliore di come lo abbiamo trovato. Belle parole, ecco, probabilmente e invece il mondo lo lasceremo ancora peggio. Più inquinato, più moribondo, con più guerre e gente che s’ammazza per i più disparati motivi. Però con tanta di quella tecnologia che una volta ce la sognavamo. E che ci consente un sacco di cose, ci dà l’illusione di non essere mai soli perché possiamo contattare chiunque in qualsiasi momento della giornata.
Comunque il futuro è bello e coinvolgente se hai tutta una vita davanti. Se
hai un fazzoletto di terra più ridotto, come si dice un ristretto orizzonte, ti
devi concentrare su quelle cose che ancora si possono fare e portare a
compimento. Ad esempio un tizio qualche giorno fa mi ha chiesto perché leggevo
due libri alla volta. E gli ho risposto, tra il divertito e l’amaro, perché la
vita è breve e bisogna accelerare con le cose che danno piacere. La vita è un
mozzico, ecco, meglio pensare al passato, vive nel presente e pensare il meno
possibile al futuro che beato chi c’ha n’occhio. Alla prossima.

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