L'ODIO di Mahieu Kassowitz (1995)
Ho visto in un noto e vecchio cinema romano la versione restaurata in 4K
del ‘L’odio’ ‘La haine ’, film
considerato un autentico capolavoro del regista francese Mathieu Kassowitz.
Che, nell’anno dell’uscita della pellicola, 1995, aveva ventinove anni. Quindi un vero e proprio
emergente nel vasto e variopinto panorama del cinema mondiale giunto, soltanto,
alla sua seconda opera.
Il film racconta la giornata di tre ragazzi di una banlieue parigina
all’indomani di una notte di aspri scontri con la polizia che ha usato le
maniere forti riducendo un giovane in fin di vita.
I nostri tre ragazzi sono anche diversi tra loro, almeno per quanto
riguarda la propria provenienza. Un ebreo, un arabo e un africano, quasi a
delineare quell’autentico melting pot presente, per l’appunto, nelle periferie
parigine.
Tre giovani che vivono in maniera anche diversa la loro esistenza,
cercando alternative svolte e soluzioni per uscire, in qualche modo, da quel
destino che sembra segnato di emarginazione e disagio sociale tipico di certe
realtà. Uno dei tre, addirittura, è riuscito a entrare in possesso di un’arma
sottratta a un poliziotto durante i menzionati scontri della notte precedente e
rimugina su come utilizzarla. Per sfogare la propria rabbia per cercare, quasi,
un riscatto e una rivincita sociale.
I tre si ritroveranno, durante la loro giornata raccontata nel film, nel
centro parigino con le luci e il fascino ben diversi rispetto a quelli delle banlieue
parigine. Un contrasto che viene ben evidenziato nelle stesse riprese del film,
con i nostri giovani che affrontano i loro nemici, poliziotti e fascisti del
Fronte Nazionale di Le Pen (nel 1995 era ancora in auge quella vecchia carogna
di Jean Marie).
Un film ben costruito che vale la pena di guardare o riguardare che delinea
una realtà di circa trent’anni fa ma che non sembra affatto così diversa da
quella attuale. Quella di una società che continua a camminare verso un
inevitabile baratro, sottolineato da quella frase che riecheggia all’inizio e
alla fine del film. E che racconta di qualcuno (o qualcosa) che cade dal
trentesimo piano di un grattacielo e che, mentre cade, si dice andrà tutto
bene, fino all’inevitabile caduta. Caduta che è meno importante
dell’atterraggio.

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