BERGAMO

Considerazioni sparse, varie ed eventuali si scriverebbe nella convocazione di un’assemblea di condominio sulla trasferta di Bergamo, la penultima di una stagione che volge, ormai, al termine; 

-        Bergamo è una delle trasferte più ostiche e insidiose dell’intera annata calcistica. Un tempo lo era, soprattutto, per l’acerrima rivalità con i tifosi locali, recentemente anche per il valore della loro squadra cresciuto a dismisura negli anni;

-          Ci andiamo a tre giorni di distanza dalla trasferta teutonica di Leverkusen. Insomma,  e per farla breve, ritorno dalla Germania di venerdì pomeriggio e nemmeno il tempo per rifiatare perché di domenica mattina si riparte per la terra lombarda. Una bella ammazzata, insomma, utilizzando un gergo ciclistico visto che siamo in tempo di Giro d’Italia, il classico tappone di montagna che, per non farci mancare niente, viene alla fine di una stagione lunga, faticosa e, onestamente, anche con poche gioie. Ma, come diceva il vecchio, caro Bertold Brecht, uno che non giocava nel Bayern Monaco ma scriveva opere in prosa o in versi, così va il mondo e non va bene;

-          A Bergamo ci si va in macchina programmando un ritorno, addirittura, dopo la partita prevista in posticipo serale con canonico inizio alle ore 20,45;

-          La partenza, mi sia concesso affermarlo, non è intelligente. Alle 8,30 del mattino quando si poteva mettersi in cammino in orario più tardo e consono. Ma così è andata nonostante le mie richieste rimaste inascoltate come quelle della Roma per il recupero dei famosi venti minuti di Udine;

-          Almeno si pranza bene in un ristorante a Barberino del Mugello noto per le motociclette e per il tratto appenninico dell’autostrada. Il pranzo, tuttavia, mi fa un po’ di traverso perché nell’ora del lunch, come direbbero a Londra e dintorni, giocano quelli là che vincono pure avvicinandosi pericolosamente in classifica;

-          . si arriva al parcheggio, appena dopo il casello autostradale, prima delle sette della sera. Il numero dei romanisti in trasferta, stavolta e vista la limitata capienza del settore ospiti del Gewiss Stadium, è intorno alle cinquecento unità. Anche meno perché, qualcuno, considerata la faticaccia da affrontare e le scarse aspettative ha dato buca all’ultimo;

-          Al parcheggio, appunto, e nell’attesa di prendere la famigerata navetta che ci porta allo stadio, mi soffermo sulle facce. Quasi tutte note e la cosa fa un po’ riflettere. Bergamo, tuttavia, è anche una trasferta che fa ritornare alcuni vecchi arnesi che non si vedevano da tempo; insomma la trasferta di Bergamo conserva sempre l’intatto fascino conseguente al pericolo e alla scarica adrenalinica che ne deriva;

-          Si entra allo stadio faticosamente e facendosi largo tra la calca come centravanti che cercano di divincolarsi dal loro marcatore in un’area di rigore intasata;

-          La partita non ha storia e, onestamente, ci prendono a pallonate. Però quelli della Dea si mangiano gol in quantità industriale, quindi, quando nel secondo tempo l’arbitro ci concede un insperato calcio di rigore, quasi quasi, cominciamo a credere al miracolo di un pareggio che, calcisticamente parlando, sarebbe stato assimilabile a una rapina a mano armata. Però il miracolo non si avvera che mica ci sono le Madonne che lacrimano o il povero Cristo che moltiplica i pani e i pesci. Usciamo, quindi, con un’altra sconfitta sul groppone e la Lazio pericolosamente a un solo punto di distanza a sole due giornate dalla fine. Un pensiero che mi accompagnerà in queste settimane quasi come una bolletta che scade e non sai come pagare;

-          Il ritorno si rivela quello che è; l’annunciato massacro fisico e psicologico, e riporti a Roma solo le energie strettamente sufficienti per imboccare la via del mare e tornare a casa senza ulteriori problemi.

-          Alle sei del mattino sto dentro casa, il tappone di montagna Leverkusen Bergamo è passato ed è rimasta solo una trasferta, quella di Empoli. Poco dopo Firenze e ripensando al massacro di questi giorni è una specie di passeggiata di salute. Insomma, piaccia o non piaccia, siamo quasi ai titoli di coda. Poi tutti al mare, magari a Ostia che è più vicina di Bergamo o di Leverkusen.

Ad majora 

Commenti

Post popolari in questo blog