ANVEDI COME STAI!
Ohibò, siamo quasi alla fine di maggio e aspettiamo l’arrivo dell’estate. L’estate è detta la bella stagione, perché, poi, una stagione che costringe a vivere con il perenne appiccicume del sudore addosso sia considerata ‘bella’, senza sé e senza ma, è tutto da chiarire. E, ancora, perché le altre tre povere stagioni dovrebbero essere considerate meno belle? L’autunno ha il fascino di un nuovo inizio con tanti buoni propositi, l’inverno fa pensare al romanticismo di serate in casa a guardare un buon film e alla primavera ma che je voi di?
Insomma, basta pure con questa storia dell’estate che con i cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature diventa sempre meno sopportabile. Anche se, in realtà, in questi giorni si sta ancora bene, insomma il clima è gradevole e, di mattina e di sera, fa anche un po’ freschetto.
A maggio, solitamente, inizio ad andare al mare. Al mare ci vado solo quando siamo almeno sopra i venti gradi, insomma la bellezza del mare d’inverno la lascio ad altri e alle note di una celebre canzone interpretata, tra le altre, dall’ottima Loredana Bertè.
Quest’anno non sono ancora andato al mare, sono in ritardo rispetto alle abitudini degli anni precedenti. Le prime volte al mare le considero assolutamente decisive per evitare fastidiose e dolorose bruciature sul corpo. È opportuno che la pelle si abitui ai raggi del sole e che ci si scurisca o abbronzi gradualmente.
Ne parlavo ieri ricordando la brutta esperienza di una vita fa. Ero un
adolescente imberbe e ancora pieno di speranze (ci sta sempre) e mi misi sotto
il sole in una rovente giornata di luglio. Finii con delle ustioni sull’intero
corpo che mi costrinsero a recarmi in un ospedale romano specializzato,
appunto, in grandi ustioni. Mi accolse un infermiere dall’aspetto e dalla posa
assai scanzonati, insomma, da tipico cittadino dell’urbe immortale cinico e
disincantato. Guardò il mio corpo, i segni e le piaghe e mi disse, senza troppi
scrupoli, anvedi come stai! Ma ero talmente sofferente che
non mi sfuggì neanche un sorriso. Credo sia stata, quella, l’esperienza
fisicamente più fastidiosa e dolorosa della mia vita e, allora, ancor oggi
faccio attenzione a non bruciarmi. Fedele a quel vecchio proverbio che dice che
chi si è scottato una volta con l’acqua calda, poi, teme anche quella fredda.
E, comunque, tempo permettendo, credo che sabato farò il mio debutto stagionale
su qualche spiaggia del litorale romano. Con crema ad alta protezione,
s’intende, e ripensando a quell’infermiere buontempone che mi disse,
scanzonato, anvedi come stai!’

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