BASTA LA SALUTE...
Nel tempo della comunicazione continua e in tempo reale, con mezzi
tecnologici che ci consentono di contattare chiunque e in qualsiasi momento ci
sono, invece, quei silenzi ai quali non facciamo caso. Capita, ad esempio, in
alcune chat di celebri programmi di messaggeria, quando qualcuno dei
partecipanti non scrive per un po’ di tempo. Giorni o addirittura settimane.
Oppure, invia messaggi sempre più rari e telegrafici.
E’ capitato anche a me nelle scorse settimane ed è stato come mettere alla
prova i miei compagni di ventura, meglio i compagni di chat.
Non sono un chatterino compulsivo e, probabilmente, certi miei silenzi non
hanno fatto troppo scalpore anche per questo.
Però, lo confesso, mi aspettavo un qualche ‘come stai’, magari più sentito
di quello dell’amico fragile di una stupenda canzone di Fabrizio De Andrè. E,
invece, poca roba e ai miei silenzi (un po’ studiati), si sono contrapposti i
silenzi degli altri. Che hanno continuato a parlare, dibattere, cazzeggiare,
come se niente fosse, insomma, come se io, quasi, non esistessi.
Ne ho preso atto un po’ stizzito ma anche consapevole del fatto che certe
situazioni derivano da una certa mia complessità. Dalla mia abitudine alla
solitudine che, in fondo, ammiro e apprezzo. Un rifugio del quale,
sinceramente, non potrei fare a meno. E della mia umoralità.
Oggi intanto fa un gran caldo e vengo dalla solita notte un po’ disturbata
che segue le tensioni della partita allo stadio. Con i miei riflussi gastrici e
una forma di lombalgia che, evidentemente, mi costringerà a ricorrere alle cure
di qualche bravo fisioterapista.
L’estate si avvicina e bisogna almeno immaginare qualche programma. Magari
qualche giorno in montagna per rifrescarmi un po’ e, si spera, tanta salute. E
sì, perché oltre tutte quelle pippe mentali che ci facciamo aveva ragione
quella canzone interpretata magistralmente da Nino Manfredi. La salute e un par
de scarpe nove e poi girà tutto er monno. Tutto, magari no, mi basterebbe un
buon rifugio in montagna. Alla prossima.

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