EMPOLI
Arriviamo, così e finalmente, all’ultimo atto di questa tribolata stagione.
Siamo, appunto, all’ultima domenica di maggio con un bel sole che inviterebbe a
recarsi su qualche spiaggia e a Roma passa pure il giro d’Italia.
Per quest’ultima di campionato la Roma è nelle condizioni della squadra che
non ha più niente da chiedere al campionato. Vittoria, pareggio o sconfitta
sempre sesti siamo e davanti alla Lazio, magari per la classifica avulsa e per
quel gol di Mancini nel derby di ritorno, una delle poche gioie di quest’annata
complessivamente amara.
I nostri avversari, invece, si giocano la vita calcistica, ovvero e
tradotta in termini più chiari, la permanenza in serie A. La Roma, quindi,
sarebbe chiamata a giocare una partita ‘seria’, una cosa che farà, a mio
modesto parere, soltanto per una settantina di minuti. Sugli ultimi venti
meglio stendere un pietoso velo, ripensando a quell’assurdo gol subito nel
primo minuto di recupero che salva la squadra toscana e condanna, ahinoi, il
Frosinone del povero Eusebio Di Francesco, già calciatore e allenatore della
Roma e, quindi, meritevole di una diversa forma di rispetto. Di quella serietà
che ieri è mancata e mi lascia una grande amarezza, peggiore di qualsiasi
sconfitta maturata sul campo.
La trasferta di Empoli è una delle più brevi del campionato anche se sono
sempre trecento e passa chilometri e l’orario è il solito, scomodo posticipo
domenicale presago di un ritorno appena prima dell’alba e di un lunedì a
smaltire fatiche e tossine.
E anche per scongiurare i disagi del passaggio del citato giro d’Italia si
parte di mattina e ci si ferma per un buon pranzo appena prima di Empoli; sulla
qualità delle pietanze servite niente da dire, sul conto, insomma, ma siamo ai
titoli di coda e, con una buona dose d’ironia, possiamo rispolverare il celebre
motto del ‘non badiamo a spese’.
Lo stadio di Empoli è intitolato a Carlo Castellani, giocatore dell’Empoli
morto in un campo di concentramento a Mauthausen nel 1944. Parlando con un vecchio
amico incontrato proprio nei pressi dell’impianto toscano, ricordiamo
l’inaugurazione dello stesso stadio avvenuta nell’ormai remoto 1986 nella prima
stagione dell’Empoli nella massima serie. E, con qualche battuta, ricordiamo
come a quell’inaugurazione avvenuta proprio in occasione di una partita contro
la Roma, ne dovette, poi, seguire un’altra a causa di episodi che qualcuno
definirebbe poco edificanti.
E, comunque, il settore ospiti anche in quest’ultima e, ormai, quasi
inutile partita fa registrare il sold out, c’è un baretto che vende le birre a
cinque euro e i bagni chimici. La partita scorre quasi tranquilla anche se,
come dicevo precedentemente, mi rode tanto averla persa e in quel modo poco
chiaro e trasparente. Una piccola vergogna che, in ultimo, ripropone
all’interno della tifoseria gli ormai triti e ritriti dibattiti sul si stava
meglio quando si stava peggio e sul quando c’era lui… E a buon intenditor poche
parole.
Il ritorno è un po’ mesto con l’unico sollievo che, finalmente, anche questa
avvilente stagione, un po’ come il Natale di un celebre film di una vita fa, ce
la siamo levati dalle palle. E già dal prossimo fine settimana potremo fare
quello che fan tutti. O, comunque, tanti. Andare al mare. Tutti al mare, ecco,
con la macchia di quella vergogna degli ultimi venti minuti di campionato che
sono costati la retrocessione per il povero Eusebio. E con i fuochi artificio
sparati a Empoli per festeggiare la salvezza. Abbiamo visto pure questo e,
sinceramente, ne avrei fatto tranquillamente a meno.
Ar mare.
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