UDINE
Vado ‘idealmente’ ad aprire l’archivio della mia memoria, ripensando alle ormai
innumerevoli trasferte al seguito dell’As Roma.
E torno a una domenica di dicembre del 1990, l’anno dei mondiali in Italia
e dell’inizio dell’ultimo decennio del secolo e del millennio.
Arrivammo a Genova con uno di quei treni che, un tempo, viaggiavano per
tutta la notte. A Genova, appunto, pioveva che Dio la mandava e sembrava
davvero come in quella splendida canzone scritta da Paolo Conte che in una
strofa parla appunto di temporali che renderebbero i giorni del capoluogo
ligure tutti uguali.
Trovammo comunque riparo in un locale, una specie di pub o di bistrot
consumando il minimo necessario per non essere ricacciati per strada.
Allo stadio Luigi Ferraris in Marassi era in programma la partita di campionato tra Sampdoria e Roma. Ma pioveva e come pioveva e non aveva intenzione di smettere e l’arbitro in presenza dei due capitani, il nostro, ricordo, era il mitico Rudi Voeller, tentò invano do far rimbalzare il pallone sul terreno. Due, tre volte, quindi, si arrese l’arbitro, si arresero i capitani e la partita fu sospesa. Ci rimborsarono immediatamente il biglietto, diecimila lire recuperate e buone per mangiare qualcosa durante il lungo viaggio di ritorno verso casa.
Poi, qualche settimana dopo ed eravamo già in un nuovo anno la partita fu
recuperata e io tornai a Genova stavolta in automobile. Perdemmo ma quella era
la Samp del povero Vialli e di Mancini e ci poteva pure stare.
Ora, a memoria è l’unico caso nella mia vita nel quale mi capitò di fare
una trasferta con una partita rinviata o sospesa.
Nella storia recente della Roma, in realtà, ci sono altri due episodi a
Bologna, causa neve, e a Catania, causa vento, ma non c’ero a causa della
famigerata tessera del tifoso.
E’ successo, invece, ieri a Udine di assistere a una partita interrotta e
rinviata per il malore occorso a un nostro giocatore. Ed è, comunque, una
fattispecie singolare, un precedente assai particolare si direbbe in
giurisprudenza, una di quelle cose che ti succede nella vita destinata a un ricordo
imperituro.
Pensare di andare a Udine, quindi, non proprio dietro l’angolo e vedere
sospesa la partita con venti minuti
circa ancora da giocare e recuperare pone dilemmi e interrogativi.
Soprattutto sulla data del recupero e sulla possibile ‘follia’ di tornare nella
stessa città friulana, quasi Austria, solo per vedere la Roma giocare venti
minuti o giù di lì.
Per il resto una trasferta lunga a soli tre giorni di distanza da quella
trionfale di Milano, con entusiasmo ma anche stanchezza, con spostamenti con
tutti i mezzi possibili e immaginabili dal treno all’automobile fino al ritorno
mattutino in aereo, E con un caldo micidiale che non pareva vero di stare a
Udine, quasi Austria.. Visto il clima meteorologico, appunto, sembrava più di stare in qualche località da
vacanze estive senza, tuttavia, il mare e senza aver portato il costume, Non ci
sono più le mezze stagioni e, poi, succedono queste cose. Una partita
interrotta e quei venti minuti da giocare cha, probabilmente, ci costringeranno
a tornare a Udine. Non proprio dietro l’angolo. Come più di trent’anni fa a
Genova dove pioveva che Dio la mandava come se suonasse quella strofa della
canzone di Paolo Conte. E con il mistero dell’ignoto procurato dalla
sospensione della partita e da quei venti e passa minuti ancora da giocare.
Sempre a Udine, quasi Austria, dove in tempo di cambiamenti climatici ad aprile
fa un caldo che pare di stare in Sicilia.

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