SENZA TELECOMANDO
Prendo spunto dalle cronache politiche di questi giorni. Si parla tanto di televisione, in special modo, della cosiddetta televisione di Stato, la fatidica RAI TV ormai e saldamente gestita dai nuovi padroni del vapore al governo di questo paese. Ma non voglio improvvisare alcuna analisi su quanto avvenuto e con particolare riferimento al monologo dello scrittore Antonio Scurati volgarmente censurato e impedito alla messa in onda.
Più prosaicamente e con un pizzico di nostalgia ripensavo, invece, alla televisione intesa come un oggetto ormai presente in quasi tutte le case e, tutto sommato, assolutamente indispensabile. Almeno per quelli di una ‘certa’ che con la TV in camera o nel salotto hanno sempre convissuto.
Per quanto mi riguarda e in principio fu la televisione in bianco e nero e senza telecomando. Due soli canali, il terzo avrebbe iniziato la sua programmazione soltanto sul finire degli anni settanta con un palinsesto particolarmente interessante e innovativo. Le censura, in fondo, c’era anche in quel tempo ormai assai distante ed era esercitata con una certa discrezione. Da bambino qual ero me ne accorgevo poco. Più che altro ero incuriosito da questo suppellettile e dai programmi che ne uscivano fuori. Prediligevo quelli sportivi oltre a qualche film. La Tv, comunque, se la batteva con la radio, e i programmi iniziavano soltanto nel pomeriggio.
Poi arrivò il colore e, ricordo bene, il primo TV color nella mia casa acquistato in occasione dei mondiali di calcio disputati in Argentina nel 1978. E ho ancora nella memoria l’azzurro intenso delle maglie della nazionale italiana e il bianco dei coriandoli che, all’inizio delle partite della squadra di casa, l’Argentina, venivano lanciati sul prato verde del campo di gioco.
Poi, sarebbero arrivati i rampanti anni ottanta, i video registratori che, in qualche modo, anticiparono la TV on demand dei nostri giorni. Guardi un programma quando vuoi e non solo nell’orario di programmazione.
E, ancora e ai nostri giorni, il 4D e il 5D che pare di stare al cinema sul grande schermo, robe inimmaginabili al tempo degli apparecchi in bianco e nero e senza telecomando.
La televisione, comunque, è roba da vecchi. Soprattutto quella generalista,
soprattutto quella di Stato, la famigerata RAI. Che, evidentemente, continua a
essere gestita secondo la solita logica della spartizione politica e che
censura ora come allora. Come al tempo della TV in bianco e nero e senza
neanche un telecomando che dispensava dalla necessità di alzare le chiappe
dalla sedia per cambiare canale o spegnere l’apparecchio. L’ultima che ho detto
forse l’ipotesi migliore in qualsiasi tempo. Con o senza telecomando.

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