LA CIOCIARA di Alberto Moravia

Nella mia piccola impresa di leggere – rileggere l’intera opera di Alberto Moravia, ho ripreso uno dei suoi più celebri romanzi – ‘La ciociara’ – anno 1957 dal quale fu, in seguito, tratto un film diretto da Vittorio De Sica.

Una storia cruda e drammatica ambientata ‘in tempo di guerra’, più nello specifico durante i nove mesi dell’occupazione tedesca a Roma e dell’avanzata delle forze alleate verso il centro sud dell’Italia.

Protagonista è Cesira, commerciante romana, vedova e che prima degli sconvolgimenti della guerra conduceva una vita tranquilla e quasi agiata. Ma le tragedie del conflitto e i bombardamenti la convincono a lasciare tutto – come si direbbe baracca e burattini – a un suo fidato conoscente e ad abbandonare la città eterna in compagnia della figlia Rosetta. Destinazione Vallecorsa in Ciociaria dai suoi genitori una meta che, tuttavia, le nostre due donne non raggiungeranno mai.

In Ciociaria, Cesira e Rosetta sono costrette a dividere la propria e stentata quotidianità con contadini e sfollati. Una quotidianità fatta di miseria, sporcizia nella costante necessità di trovare riparo dagli orrori della guerra.

Ecco, proprio questo, l’orrore della guerra è al centro di questo romanzo di Alberto Moravia. La guerra rende tutti peggiori e proietta in una dimensione esistenziale che nega qualsiasi sentimento umano, che accantona, addirittura, la pietas cristiana. E ciò si evince in qualsiasi passaggio del romanzo e, co n ogni evidenza, in una delle scene finali quando Cesira e Rosetta spostano il cadavere di un loro buon conoscente ammazzato a seguito di un diverbio con altri balordi per far passare il camioncino che le avrebbe, finalmente, riportate a Roma.

In questo romanzo l’autore non salva quasi nessuno. Tutti i personaggi, da Cesira  a Rosetta ai contadini e agli sfollati che si susseguono nel racconto, in particolare i due contadini Concetta e Vincenzo, i soldati di qualsiasi schieramento, risultano abbrutiti dagli orrori della guerra. Si salva, forse, il solo Michele, giovane personaggio assai idealista e che, inevitabilmente, risulta destinato a una brutta fine.

Un romanzo che si legge scorrevolmente, mai piatto e noioso, uno dei migliori, probabilmente, tra i tanti ambientati durante il drammatico periodo della seconda guerra mondiale.  

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