INTELLIGENZE
Di intelligenza artificiale so poco. Troppo poco, giusto le basi, ad esempio che si tratta di un procedimento tecnologico che simula l’intelligenza umana. Però, quasi tutti i giorni, mi capita di leggere qualcosa in merito all’utilizzo e all’applicazione di questa roba. Ad esempio, e solo per sorridere un po’, ieri ho letto che attraverso un’applicazione, appunto, d’intelligenza artificiale sono state indicate le squadre vincitrici della Champions League per i prossimi ottant’anni. Per la cronaca, alla Roma dovrebbe toccare nell’anno 2036 e, come dire, beato chi c’ha n’occhio.
Di intelligenza umana, invece, sento discettare da quando sono nato. Non per vantarmi ma ricordo bene che, sin da bambino, incassavo spesso i complimenti per la mia capacità di utilizzo della mente. Sei un ragazzino intelligente mi diceva qualche prof aggiungendo, poi, qualche reprimenda per la mia inguaribile pigrizia.
C’è il rischio che a forza di sentirsi dare degli intelligentoni ci si possa anche credere troppo, magari adagiandosi sugli allori dei saperi già acquisiti. Dimenticando che la mente come qualsiasi altra componente del corpo umano ha bisogno di essere continuamente allenata. Posso correre veloce e resistere alla fatica quanto voglio ma se, poi, dovessi smettere di allenarmi avrei il fiatone anche dopo aver percorso poche centinaia di metri.
E, ancora, qualche tempo fa lessi un interessante libro di uno studioso americano, Howard Gardner, che, addirittura, distingue tra otto diverse forme d’intelligenza. È stato per me un lampo, un’intuizione geniale che ha chiarito alcuni dubbi assai intricati. Ad esempio mi ero sempre chiesto se l’intelligenza fosse solo quella teorica, non so del letterato o dell’artista, o se anche il bravo idraulico portasse con sé insospettabili capacità mentali. Una roba importante per me che, ripeto e senza vanterie, mi sentivo ripetere sin da infante la tiritera del tipo, sei un ragazzino intelligente, e, poi, mi sono trovato col portafoglio vuoto e incapace anche nell’arte di cambiare una ruota bucata dell’automobile.
Insomma, l’intelligenza è una cosa da manovrare con estrema cautela e, soprattutto, deve essere coltivata, allenata quotidianamente. Magari, senza far troppo ricorso ai programmi d’intelligenza artificiale che, e a quanto ho capito, possono addirittura rendere le nostre menti più pigre.
Togliendoci, magari, anche la capacità di sognare una vittoria della nostra
squadra del cuore. È già tutto scritto e, per quanto mi riguarda, guardo con
inquietudine a quanto manca al fatidico 2034 quando la Roma vincerà la
Champions League. Così dicono quelle dell’intelligenza artificiale. Ma, poi,
sarà vero e, soprattutto, beato chi c’ha n’occhio!

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