MILANO EUROPA
Dopo lo stress e le emozioni del derby, con tutto il dopo partita
accompagnato dalle chiacchiere ma anche dal godimento per il sorcio
biancoceleste disegnato su una bandiera sventolata con estrema classe e
disinvoltura dall’ottimo Gianluca Mancini nato a Pontedera, in Toscana ma,
ormai, romano e romanista a tutti gli effetti e a vita, non c’è troppo tempo
per rilassarsi.
L’Europa chiama come l’Italia nel celebre inno di Mameli ed è un Europa un
po’ particolare perché non ci costringe a prendere aerei o a varcare i confini
del paese di santi, poeti e navigatori ma ci proietta nella sempre ostica
Milano, sponda rossonera.
Un sorteggio difficile da un punto di vista tecnico ma accomodante da
quello delle finanze perché il risparmio rispetto a una trasferta all’estero è
considerevole. Con il problema incancrenito dalle ridotte distanze geografiche
della trasferta per l’accaparramento del prezioso biglietto d’ingresso allo
stadio. Ma, del resto, il problema dei biglietti per le trasferte della Roma è
diventato una questione assai annosa e che, credo, non presenti facili soluzioni,
un po’ e facendo paragoni assai arditi, come quelli delle liste d’attesa o del
super bonus. E, comunque e fortunatamente, una congrua soluzione si trova anche
stavolta e la partenza per il capoluogo lombardo mai viene messa in dubbio.
Una trasferta che, e a dispetto delle ridotte distanze geografiche, si
rivelerà un bel massacro dal punto di vista fisico con una partenza di buon
mattino il giorno della partita per scongiurare i disagi di un annunciato
sciopero dei ferrovieri e per le storie legate al fatto che il giovedì è un
giorno feriale e, quindi, lavorativo con aggravio di problemi di traffico e di
parcheggio.
Comunque, a Milano si arriva puntuali in tarda mattinata e mi accoglie una
temperatura assai primaverile che i tempi nei quali c’avete solo la nebbia e a Milano tocca sempre coprisse perché
non si sa mai sembrano davvero superati dai cambiamenti climatici.
Lo stadio è pieno il terzo anello verde riservato ai fans romanisti ancor
di più e probabilmente ben oltre la capienza. Non siamo agli anni settanta o
ottanta quando in curva si stava con la classica postura ‘a taglio’ ma poco ci
manca.
Ci aspettiamo una partita difficile, un Milan arrembante che farà valere la
superiorità tanto declamata da opinionisti e cazzari di varia risma. E, invece,
stasera la Roma di De Rossi che pare quella dei migliori tempi di Spalletti
domina, incanta, insomma e in poche parole, je
l’ha incartamo. Segna ancora Mancini di testa e peccato che non ci siano
bandiere col sorcio rossonero ma lasciamo il privilegio di quest’esclusiva ai
poveri laziali. Nel secondo tempo si soffre e si suda perché fa pure un po’
caldo e a Milano è umido, tuttavia portiamo a casa un prezioso successo. Uno a
zero non ancora sufficiente per stare tranquilli in vista della gara di ritorno
ma buono per far esplodere la gioia delle migliaia di lupacchiotti arrivati a
Milano in treno o in automobile.
Poi, viene il difficile, l’uscita dallo stadio stavolta almeno in discesa,
la metropolitana milanese sempre efficiente che ci riporta verso la stazione e
l’altra questione di come scongiurare i morsi della fame e mettere, almeno, una
pezza sullo stomaco. Alla fine sfanghiamo un panino a testa che neanche in
tempo di guerra e si dorme soltanto per due o tre ore prima del treno di
ritorno che parte quasi all’alba.
Torno a Roma massacrato con una stanchezza addosso che mi ricorda che il
tempo, il maledetto tempo per dirla alla Francesco Totti, passa per tutti ma
anche con la consapevolezza di aver passato una serata straordinaria. E, del
resto, affrontiamo queste peripezie, come si dice maciniamo chilometri e
superiamo gli ostacoli, proprio nell’attesa di vivere questi momenti. SE
viviamo è per camminare sulla testa dei re declama il vecchio Shakespeare
nell’Enrico IV. Noi ci accontentiamo della gioia di fare lo scalpo a qualche
grande, arrogante e presuntuoso club del nord. E, almeno per stasera, ci siamo
sentiti proprio dei re mentre scorrazzavamo per le strade di Milano. Nella vita
c’è di meglio e di peggio ma, come si suol dire, chi s’accontenta gode.
Ultima annotazione, mentre torniamo verso la stazione con la metropolitana
milanese ci chiediamo cosa avrà provato il tifoso della Lazio guardando la
partita in TV. Si sa, noi siamo gente di cuore e ci piace pensare pure a chi
soffre.
Ad majora.

Commenti
Posta un commento