DOLCE DORMIRE
Tra le cose brutte della vita c’è, sicuramente, quella di svegliarsi presto
la mattina. Non succede
fortunatamente tutti i giorni. Ci sono giorni dove non
sono previsti impegni inderogabili a orari rigidi e prestabiliti. Ed ecco,
allora, che si può, tranquillamente, andare a letto di sera senza la necessità
di attivare una sveglia o una qualsiasi suoneria che ci ricordi, non che
dobbiamo morire, ma che dobbiamo sollevarci dal nostro comodo e prezioso
giaciglio.
C’è stato un periodo, discretamente lungo, durante il quale e quando potevo restavo sotto lenzuola o coperte, a seconda della stagione, fino alla tarda mattinata. Alle dieci e anche oltre.
Poi, ed è successo soprattutto durante il periodo della pandemia, ho iniziato a darmi una disciplina fisica e mentale anche rispetto all’orario di sveglia mattutina. Non oltre le otto, otto e trenta. Dopo sarebbe troppo.
Dormire è bello, riposare è necessario e salutare ma, insomma, non bisogna abusarne. Anche perché la vita non è né lunghissima né, tantomeno, eterna e non si possono sprecare troppe ore sotto le coperte tra le braccia del vecchio Morfeo.
Che è un’esperienza comunque bella e assolutamente piacevole e ce ne accorgiamo, soprattutto, quando siamo costretti ad affannose alzatacce. Per un appuntamento di buon mattino, per un treno che parte o, semplicemente, per arrivare puntuali nel nostro posto di lavoro. E, allora, quando sentiamo quella maledetta sveglia che suona, ci rivolgiamo a tutti i santi numi dell’universo e apprezziamo quel piacere così semplice di restare sdraiati in un letto più o meno comodo o spazioso.
Un aspetto che ci ricorda come la vita sia fatta di piccoli piaceri, solo
apparentemente banali e ordinari. Come quello di andare a letto di sera senza
il pensiero di una sveglia pronta a fare il suo sporco mestiere e di ricordarci
che il nostro treno sta per partire, che quel tizio ci aspetta per un
appuntamento o, peggio ancora, l’alienazione del lavoro salariato.

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