CATTIVERIE A DOMICILIO di Thea Sharrock

Un film che ho trovato quasi per caso, una specie d’incidente di percorso cinematografico, insomma, che, poi e tuttavia, si è rivelato assai piacevole.

Cattiverie a domicilio di Thea Sharrock, commedia bizzarra e divertente ma che, evidentemente, pungola lo spettatore nella riflessione su tematiche ancora pesantemente attuali.

Siamo nel secolo scorso, intorno al 1920, quindi, appena trascorsi i devastanti anni della ‘grande guerra’, e l’ambientazione geografica è quella di una cittadina nel sud dell’Inghilterra sulla costa, esattamente nella regione del Littlehampton.

Edith Swan, una donna del posto e assolutamente conservatrice, circondata da una famiglia ‘vecchio stampo’ e da un padre assolutamente oppressivo, riceve continuamente lettere anonime volgari e insultanti. Alla diciannovesima, è convinta dal papà a sporgere denuncia. E, immediatamente, i sospetti ricadono su una sua vicina di casa, Rose, immigrata irlandese, con una figlia e una quotidianità assai vivace e turbolenta. Con linguaggi e comportamenti certamente assai distanti dai cliché che dovrebbero accompagnare quelli di una donna nell’Inghilterra conservatrice dei primi decenni del secolo scorso. Insomma, e si direbbe, la colpevole perfetta, tant’è che aveva anche ‘litigato’ con la citata Edith. Dunque, immediatamente arrestata, incarcerata e proposta per un processo che pare profilarsi con un esito scontato. E, invece, e senza proseguire con la narrazione che sconfinerebbe nello spoiler, le cose prenderanno un corso assai diverso per quanto, e seguendo il film sin dall’inizio, tutt’altro che sorprendente.

Solite questioni che mi pongo appena finito il film, uscito dal cinema, ingoiato l’ultimo goccio d’acqua dalla bottiglietta di plastica da mezzo litro.

Mi è piaciuto questo film? Tutto sommato sì, leggero, scorrevole, una commedia non impegnativa ma che, comunque, non sconfina nel trashone nello svolgimento e nei contenuti. Forse, un linguaggio eccessivamente triviale e lo dico, anzi lo scrivo, non per una botta insana di perbenismo o perché mi sono risvegliato improvvisamente bacchettone ma, semplicemente, perché ritengo che l’eccesso di parolacce  rischi di trasformare certi personaggi in caricature.

Spunti di riflessione. Nel film, evidentemente, si parla di donne, e della condizione delle donne un secolo fa circa. In Inghilterra siamo nel tempo delle suffragette, della battaglia sul diritto di voto che presto sarà riconosciuta, appunto, alle donne nella conservatrice e tradizionale Inghilterra; un tempo dove una donna come l’immigrata irlandese Colin fa scandalo, così come la figlia che vuole suonare la chitarra. E, ancora, la poliziotta Gladys, la prima poliziotta del Sussex, con diritti ridimensionati rispetto ai colleghi maschi e costretta a presentarsi, sempre, come donna poliziotta. Come se il suo genere non si vedesse! E, in ultimo, queste donne, protagoniste assolute di questo film, pur nella loro diversità trovano importanti punti d’unione e di contatto e scoprono quella che si chiama ‘sorellanza’.

Film tratto da un libro e da una storia vera, leggero e con contenuti che, probabilmente, potevano essere sviluppati meglio. Ma a me non è dispiaciuto. Anche se ci sono giorni nei quali mi accontento di poco. Alla prossima sala.

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