UDINE 2

Udine è una città situata nel Friuli Venezia Giulia, dista da Roma circa settecento chilometri e ha una squadra di calcio che sta in serie A. Trattandosi di trasferta tutt’altro che comoda e assai faticosa, ogni anno che Dio comanda si pone l’annoso dilemma del come arrivarci. C’è un aeroporto a Ronchi dei Legionari ma i voli costano sempre un botto, il treno veloce arriva fino a Venezia Mestre e con la macchina servono sette ore di viaggio. Quando, poi, il destino sembra accanirsi e, magari, capita che ci devi andare due volte in pochi giorni, allora si fa veramente dura.

E’ quel che è successo in questo strano mese d’aprile con sbalzi di temperatura che ci hanno fatto passare dalla primavera all’autunno inoltrato e con la partita disputata domenica 14 aprile sospesa al minuto settantuno e trenta secondi per il malore occorso al nostro giocatore Evan D’Dika,

E già nella serata di quella domenica con una ventina di minuti da recuperare mi si posto la questione del che fare di leninista memoria che declinato nella nostra gloriosa lingua si modifica nel che famo?

In principio, devo dire, che mentre tornavo a Roma nella prima mattinata di un lunedì di mezzo aprile mi sono trincerato nel più classico e democristiano poi vedemo.

Ma che, poi, che te voi vede? In fondo, in fondo ce lo sapevo già che, io, quei venti minuti e passa me li sarei sparati ancora una volta live, dal settore ospiti del Blu Energy di Udine.

Ed è bastata una telefonata di un amico di vecchia data per sciogliere gli ultimi dubbi. Er bijetto è ancora bbono come era bbono er gol di Turone senza la possibilità che qualcuno potesse annullarlo e la macchina con tanto di autista collaudato e pronto ad affrontare qualsiasi fatica al volante ce stava. Quindi, come negarsi questa chicca da trasfertista ormai vecchio e consumato? Centinaia e centinaia di trasferte sul groppone ormai affetto da acciacchi vari, ernie e lombalgie, ma, mai, mi era capitata una roba simile,

Farsi settecento chilometri ad annà e settecento a tornà a distanza di pochi giorni per vedere venti minuti di una partita che ricominciava da un risultato di parità tutt’altro che appagante.

Sempre quell’amico al quale piace fare il buontempone, mentre mi propone questa follia mi dice ‘annamo a fa la storia’. Esagerato? Boh. Certo che se racconti a una persona ‘normale’ che sei pronto ad andare ad Udine, quasi Austria, per venti minuti di partita ti guarda stralunato e pensa, ma questo è proprio scemo! E neanche gli si può dare torto.

Comunque, bando alle ciance, il recupero è programmato dall’infida Lega calcio e non senza qualche polemica la sera di un giorno di festa. Si parte in tarda mattinata, si prende il biglietto al casello e ci s’imbatte nel traffico di quelli che devono fare il ponte! Vanno a divertirsi, insomma, senza rispetto per il tifoso della Roma costretto a macinare chilometri pure di venticinque aprile. Fortunatamente, il traffico finisce a Orte e il viaggio per Udine procede speditamente con un paio di soste per buttare giù qualche panino preparato a casa o comprato all’autogrill.

Quindi, c’è la partita. Prima il riscaldamento delle squadre destinato ad essere più lungo dello stesso match. Ci diciamo che sti venti minuti sono fondamentali per il proseguimento della stagione e che tocca vince, quindi tocca segnà. E segnà in venti minuti contro una squadra che lotta per non retrocedere e che, dunque, presumibilmente, si difenderà come il vecchio Padova di Nereo Rocco detto il Paron, è impresa tutt’altro che facile. E, infatti, sembra proprio che quel maledetto pareggio maturato durante i primi settantuno minuti e trenta secondi, prima della sospensione, non sia destinato a cambiare.

Poi, invece, sull’ultimo corner, succede quello che succede. Un cross delizioso di Dybala, l’ottimo Cristante che la spizza di testa, la rete che si gonfia proprio sotto i nostri, increduli, occhi. Emozioni forti e gioia irrefrenabile. E il ritorno verso Roma è assolutamente più leggero e ripensando a questo inedito di una trasferta lontana per un partita che è durata venti minuti, mi viene in mente una scena del mitico Febbre da Cavallo di Steno. Una citazione fatta per il giocatore di cavalli ma che, a parer mio, si accosta bene al tifoso e a quello della Roma in particolare. E che calza a pennello per questa particolare occasione. 

Un misto, un cocktail, un frullato de robba, un minorato, un incosciente, un regazzino, un dritto e un fregnone, un milionario pure se nun c'ha na lira e uno che nun c'ha na lire pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un buciardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che 'mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto per poter dire: Ho vinto! E adesso v'ho fregato a tutti e mo' beccate questa... tié!

La felicità può essere pure una piccola cosa. Soprattutto se vince la Roma e dopo il novantesimo.

Ad majora.

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