SEDUTI E NO
Viaggio quasi quotidianamente su treni e metropolitane nelle cosiddette ore di punta, quelle evidentemente di maggior afflusso. Non che a Roma esistano orari comodi per viaggiare sui mezzi del trasporto pubblico ma di mattina si registra quello che si potrebbe definire il picco.
E, allora e scherzandoci un po’ sopra, mi veniva da pensare all’esistenza di due realtà contrapposte in un sotterraneo conflitto che rasenta lo scontro di civiltà.
Mi riferisco al confronto – scontro tra chi sta seduto e chi, invece, è costretto a viaggiare in piedi. I primi, evidentemente, godono del privilegio di un maggior confort perché salgono al capolinea, oppure, nella fermata immediatamente successiva. E, quindi, potrebbero obiettare a chi gli affibbia l’etichetta di ‘zozzi privilegiati’ che loro sono costretti a un tragitto più lungo con tutti i disagi del caso.
In ogni caso mi capita, talvolta, di osservare i diversi sguardi di chi sta seduto e di chi sta in piedi. Tra i primi ci sono anche quelli che dormono o che, spesso, fingono di dormire proprio per non avere addosso gli occhi invidiosi e rancorosi di chi, invece, è costretto a reggersi agli appositi sostegni.
Qualche volta scoppiano delle discussioni perché il giovanotto sta seduto mentre la vecchietta è costretta a soffrire in piedi e questo non va bene e in che tempi viviamo signora mia! Oppure, perché qualche tizio oltre alla comodità della sedia pretende anche di accavallare o distendere le gambe sottraendo spazio vitale ai malcapitati obbligati alla fatica dello stare in piedi.
A pensarci bene è questa una delle piccole robe quotidiane che fanno pensare come individualismi e privati egoismi prevalgano quasi sempre in una quotidianità che somiglia, quasi, a un esercizio di sopravvivenza.
Quando prendo il mio famigerato trenino per ritornare a casa al capolinea della stazione di Piramide, ad esempio, è tutta una corsa ad accaparrarsi ‘li mejo posti’, ovvero quelli a sedere.
E, allora, non appena il treno si materializza rendendosi visibile agli occhi di chi lo aspetta, ecco decine e decine di persone prendere posizione vicino alle porte d’ingresso come quei calciatori che si piazzano in area in attesa che un loro compagno tiri un corner.
E quando le porte si aprono si accende un nuovo scontro, quello tra chi vorrebbe scendere dal mezzo in tranquillità e con la ragionevole pretesa di un diritto di precedenza, e chi, invece, si affretta a salire per guadagnare quel posto a sedere che gli costerà gli occhi addosso rancorosi e luciferini di chi è rimasto in piedi, ma garantirà un viaggio più comodo e confortevole. Sempre che il vicino non sia di corporatura troppo robusta. Ma questa è un’altra storia.
Meglio chiuderla, ora, citando una strofa di una canzone degli anni
settanta che faceva, testuale, ‘ma sul 28 ogni mattina si assale dietro e poi
si va, e ognuno cerca di far prima e resta in piedi chi ci sta’. Appunto e alla
prossima corsa.

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